Gioco
«Caffé col bancomat? Allora lo regalo...»
I commercianti preoccupati per l’obbligo del Pos: «Paghiamo 70 centesimi di commissione ad acquisto, sarà una rimessa»
LIVORNO. Il Governo va avanti verso l’obiettivo della tracciabilità dei pagamenti e conferma l’obbligo del bancomat per i commercianti. Anche se, a dirla tutta, la carta di credito e il bancomat sono obbligatori dal 30 settembre 2017 per i professionisti, i commercianti e gli artigiani. Ma nei fatti, molti ancora non ce l’hanno. O non lo usano, se non sopra certe cifre.
Si tratta di una manovra vessatoria per le innumerevoli piccole attività? Bisognerà attendere il decreto per rispondere, e capire se conterrà- in ottemperanza ad una direttiva europea - un eventuale taglio delle commissioni bancarie a carico degli esercenti.
Perché sono proprio le commissioni a spaventare i commercianti per i costi che dovranno sostenere. Per loro - sostengono in corso -, sarebbe solo una rimessa. «Costerà alle piccole imprese almeno 2 miliardi di euro in più l'obbligo di accettare carte di credito e bancomat, tra canoni, commissioni sulle transazioni e costi di installazione e gestione», ha calcolato ieri Confesercenti.
Per questo sul tavolo della trattativa con commercianti e sistema del credito il governo ha annunciato che tenterà di mettere un incentivo al reale utilizzo dei Pos, sul modello di quello adottato per i benzinai, che godono di un credito d'imposta del 50% delle spese per le commissioni addebitate dalle banche sui pagamenti elettronici.
Il Tirreno ha fatto un giro per il centro, per vedere come reagiscono oggi i commercianti di fronte ad un caffè pagato col bancomat e ascoltare le loro posizioni.
In via Buontalenti, ecco Roberto Ghidoni del Bar Livorno. Non ha il Pos ma assicura che se proprio deve, lo avrà presto. «Certo, non è il massimo accettare un pagamento per una brioche ed un cappuccino, ma è anche vero che per un commerciante la prima regola da osservare è stare al passo coi tempi. Di necessità si dovrà far virtù, non ho idea di quanto possa andare a costare tutto il discorso; non credo neppure sia la via maestra per eliminare l’evasione fiscale. Ma se lo dicono loro...».
Daniele Turini del Frantoio Toscano, è scettico e polemico. Da lui si può comprare il vino pregiato, ma anche la bottiglia d’acqua da 60 centesimi. «Da dieci anni abbiamo il bancomat e non ci crea problemi di massima. Ma bisogna vedere cosa si compra. Ho la Cassa di Risparmi di Volterra. Pago 8 euro di affitto al mese, più un canone annuale, e una commissione che varia dallo 0,6% sul bancomat fino al 2,5% con l’American Express fra le carte di credito. Diventa un giochino complicato. Su certe cifre, mi conviene regalare. Fra scontrino fiscale del registratore, il biglietto della macchinetta, tutti costi dei rotolini. Quando è capitato, addirittura con spese sotto l’euro, ho detto quando ripassi me la paghi, altrimenti, offro io».
Ci si sposta al Mercato delle Vettovaglie. Passando per l’ingresso centrale dalla parte dei banchi degli ambulanti di piazza del Cardinale, si incontra il bar di Sandro Camici. Non solo bar, ma anche rivendita di olio. «Certo che accetto pagamento con bancomat, ci mancherebbe. Ma mi rifiuto di accettarlo per una colazione. E’ più la commissione del mio margine. Già sono 10 euro il mese, poi la spesa del conto corrente, poi la commissione... si lavora per loro? Diverso è se si stabilisce un minimo, sotto il quale si paga in contanti. E poi non si tiene conto delle file che si andrebbero a creare. Ma quando pensano certe cose, hanno idea delle complicazioni che vanno a creare? Hanno anche studiato?».
Massimo Nannipieri ha una mesticheria, si paga con qualsiasi carta ed offre anche il servizio a domicilio gratuito per spese di almeno 20 euro. «Anche se uno spende 5 centesimi, accetto il pagamento. C’è una tariffa base di dieci euro al mese con Carige, che pago se non uso il Pos ma scende a 5 se movimento. Ai 5 euro, si aggiungono però le commissioni. Se ho cinque persone al banco e tutte mi pagano con la carta, diventa un delirio. Doppio, perché ho la linea col cellulare ed a volte non prende bene e fa perdere tempo prima di connettersi. Del resto, mettere la linea fissa è caro. C’è differenza da una utenza per esercizio commerciale a quella per uso domestico. Il prodotto più caro che tengo costa 10 euro, quanto mi resta di guadagno?».
Riccardo Crestacci, macellaio. «Da tempo sono attrezzato, non è un problema, per carità. E qui al mercato è un mezzo necessario per accontentare chiunque. Ma le commissioni sono troppo alte. Alla Cassa di Risparmi di Firenze, pago 4 euro il mese di affitto e le commissioni di 70 centesimi sul bancomat e 1,30 sulla carta indipendentemente dalla somma. Mezzo etto di macinato lo regalo... Se lo Stato vuole fare le cose fatte giuste, deve ragionare bene sulle commissioni».
Michele Polidoro titolare del banco del pesce Mareblu, anche lui è già in regola. Cliente Mps, non ricorda quanto paghi esattamente. «Comunque non è economico. La manovra che dicono serva per combattere l’evasione non mi convince. Serve però parecchio alle banche. Faccio l’esempio. Un chilo di sardine costa 4 euro, viene la signora anziana che per fare una pastasciutta ne compra tre etti, spende 1,20 euro. Devo fare il bancomat? Roba da matti...».
Dalla Norcineria Stefe di Francesco Verucci, la conferma che la cosa piace poco. «Se uno viene col bancomat o può farlo senza problemi. Possono spendere anche un euro, è un servizio che un’attività deve dare e anche perché chi spende poco oggi, magari domani torna e spende di più. L’intenzione sarà anche apprezzabile, ma non risolverà niente. Di commissione paghiamo 30-40 euro il mese».
Mauro Salvador è contitolare col fratello di un banco di pollame. Racconta. «Dall’anno scorso abbiamo messo la macchinetta consentendo ai nostri clienti di pagare in tutti i modi. Siamo attaccati col telefono fisso e si spende tanto. Spero però pensino ad abbassare le commissioni, perché spesso lo scontrino è davvero di importo minimo...».
Daniele Antonelli vendo frutta e verdura e non ha il POS. «Per la mia attività, la vedo inutile. Un cesto d’insalata, costa 80 centesimi, pagare con la carta...». Chiude Daniele Dilaghi. «Dal 2007 accettiamo qualsiasi pagamento, di commissione di va dall’1,30 all’1,70%. E’ un servizio che diamo, ma nel settore dei latticini il margine è magro. Non è giusta l’imposizione. Due bocconcini di mozzarella? Preferisco che tornino il giorno dopo. Sono spiccioli e non ne vale la pena». —
Flavio Lombardi
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