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Il grande affetto dei livornesi per la Cavalleria di Mascagni

Maria Teresa Giannoni
Il grande affetto dei livornesi per la Cavalleria di Mascagni

Tutto esaurito per l’ opera unita a “Suor Angelica” di Puccini: poco convenzionale ma ricca di significati

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Una “Cavalleria Rusticana” poco convenzionale e ricca invece di significato. Questo hanno trovato sul palcoscenico del teatro Goldoni gli spettatori alla prima dell’opera di Mascagni sabato sera. E hanno applaudito a lungo tanto che alla fine non lasciavano più andar via gli artisti, il direttore, il regista.

Nella replica di domenica pomeriggio grande successo anche per i giovani cantanti, qualche dissenso invece c’è stato per il regista.

Teatro comunque pieno in tutte e due le repliche con circa 900 spettatori a volta.

Regina della serata di sabato è stata senza dubbio il soprano Donata D’Annunzio Lombardi (che debuttava nel ruolo di Santuzza) per la sapienza della sua interpretazione: una voce magnetica, una qualità attoriale di primissimo ordine.

Una presenza la sua a Livorno da vera “maestra” non solo nei confronti dei giovani cantanti che quest’anno ha guidato al Goldoni nella masterclass del Mascagni Opera Studio, ma anche nei confronti del pubblico che ha condotto alla riscoperta di un’eroina come Santuzza così potente ancora nella sua modernità.

Alla sua Santuzza ha saputo tener testa il Turiddu del venezuelano Aquiles Machado, che ha cantato il ruolo con scioltezza. Ma sabato sera apprezzatissima è stata anche la star di casa, la livornese Valentina Boi che incarnava due personaggi.

E’ stata prima una Suor Angelica terrena e piena di disincanto poi una Lola carnosa ma quasi distaccata dal dramma che lei stessa innescava. La voce seguiva il suo pensiero con grande facilità.

“Cavalleria” bussa forte al cuore dei livornesi che anche questa volta si sono commossi alla bellezza dell’intermezzo con la Filarmonica Pucciniana docile alla bacchetta precisa e sensibile di Daniele Agiman (nella replica pomeridiana di domenica il direttore è stato costretto a dare il bis dell'intermezzo).

La novità è che l’opera è stata accoppiata quest’anno con “Suor Angelica” di Puccini e che sul palcoscenico del Goldoni è stata presentata dopo: il regista Gianmaria Aliverta ha voluto leggere il capolavoro mascagnano come un possibile antefatto rispetto a quello che succede nel convento di clausura tra le suorine di Puccini.

E ha disseminato la messa in scena di segnali: la scena è praticamente la stessa; “Suor Angelica” si chiude con la stessa processione che poi apre “Cavalleria”; c’è un pugnale nella vicenda di Santuzza e Turiddu che passa di mano in mano ed è lo stesso che qualcuno (Santuzza) passa a Suor Angelica perché si tagli le vene. Al di là di questi rimandi che non sempre arrivano allo spettatore, la regia è molto solida: Aliverta ha voluto presentare le due vicende all’interno di due universi chiusi in cui la religione determina norme soffocanti per l’individuo, soprattutto di sesso femminile.

Le regole rigide del convento assomigliano a quelle della società di paese di “Cavalleria” in cui tutti sono sotto il controllo di tutti.

Ecco allora ambientare i fatti in un meridione di chiese barocche, abitate da Madonne e statue velate, dove si svolgono veri e propri trucchi teatrali per suggestionare il popolo: al coro “Inneggiamo, il Signor non è morto” di “Cavalleria” appare un Cristo Risorto sfavillante tra nuvole e raggi dorati e un gigantesco cuore trafitto cala dall’alto.

Il regista ha lavorato in equipe con i suoi fidati collaboratori. Lo scenografo Francesco Bondì ha reso lo spazio ombroso e pieno di minacce. La costumista Sara Marcucci sposa le idee dissacranti del regista e mette addosso alla madre badessa cappello e abiti da vescovo, ma il suo capolavoro sono i costumi delle suorine nell’opera di Puccini: in un mondo di clausura in cui tutti i desideri vengono negati, questi rispuntano fuori sotto l’aspetto di putti e ghirlande che si intravedono tra le pieghe, impressi sulla tela bianca, dei vestiti monacali.

Tutto il cast dei cantanti ha seguito le linee guida del regista con il Coro Ars Lyrica per “Cavalleria” in scena in abiti chiari, bello e potente come deve essere con Mascagni.

Oltre alle due principali interpreti femminili sabato sera da sottolineare l’esibizione del mezzosoprano russo Anastasia Bodlyreva nel doppio ruolo di Zia Principessa e Mamma Lucia e il compar Alfio di Sergio Bologna, cantante di esperienza che non tradisce mai. —

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di Redazione web