Il Tirreno

Livorno

parlano la zia e la cugina 

I familiari: i dubbi sull’ultima notte di Erika «Sparita per due ore e tutto quel sangue»

Mauro Zucchelli

Non c’era più traccia del telefonino, i parenti l’hanno ritrovato. Gli altri due rebus: i vestiti zuppi e un rigonfiamento strano

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«No, c’è qualcosa che proprio non quadra in quella notte. A cominciare dal fatto che Erika è sparita per un bel po’: per quasi due ore nessuno l’ha vista. Dov’era? Cosa le stava succedendo?». Il volto di Antonella Bernardoni è rigato da una lama di dolore. E gli occhi ancor di più: non hanno più lacrime da piangere da quando all’alba di domenica hanno visto la nipote senza più vita là fuori dall’ex Jaiss, la discoteca nella zona di Empoli dov’era andata per divertirsi e invece è uscita morta.

Dietro quegli interrogativi – e dietro tutti quelli che si susseguono – c’è un sottotesto tanto implicito quanto evidente: non ci stanno di vedere tutto questo ridotto a una storiaccia di alcol e ecstasy. Anche perché Erika non era un’anima persa ma semmai una ragazza un po’ ribelle, «una che non voleva mosche sul naso e te lo diceva chiaro», spiega la cugina Silvia Dominici. Il dubbio finisce in un grappolo di punti di domanda (a sé stessi, agli investigatori, a questo destino maledett): «E se qualcuno le avesse messo qualcosa nella bevuta? E se l’avessero picchiata? E se qualcuno avesse voluto farle del male?».

aveva chiamato casa

Zia e cugina sono qui di fronte al taccuino del cronista per mettere in fila una serie di dubbi che i familiari hanno sulla tragica fine di Erika Lucchesi, 19 anni, babbo operaio ascensorista e casa in via di Salviano poche centinaia di metri al di là del passaggio a livello. «Alla discoteca – raccontano – era arrivata verso le 22, aveva chiamato il babbo per dirglielo. Era con un gruppo di amici livornesi perché c’era la festa di compleanno di un’amica. Ma a quanto ne sappiamo nessuno l’ha vista dalle 2 in poi. L’hanno rivista attorno alle 4, aveva le convulsioni: ci hanno detto che sembrava una crisi epilettica. Cos’è accaduto in quelle due ore di “buio”?».

telefonata nella notte

I familiari si sono precipitati là dove la ragazza livornese ha vissuto gli ultimi istanti dei suoi diciannove anni. «La prima telefonata l’ha ricevuta un cugino di Erika: era un amico che cercava il numero dei genitori della “bimba” per avvertirli che Erika stava male. Poi alla famiglia è arrivata, sempre dal giro degli amici, la chiamata che Erika era morta. Non ci avevamo creduto: pensavamo a uno scherzo di Halloween un po’ così. No, non era uno scherzo: un giro di telefonate fra noi familiari, e partiamo subito verso la discoteca. Siamo per strada quando arriva la chiamata dei carabinieri, ci dicono che ci verranno a prendere allo svincolo della superstrada e ci porteranno alla discoteca».

Erika è morta praticamente subito, secondo quanto riferiscono la zia e la cugina: «I volontari dell’ambulanza sono stati straordinari, le hanno tentate di tutte per rianimarla. Le hanno fatto il messaggio cardiaco, l’hanno intubata. Invece niente».

Uno strano gonfiore

Se il primo rebus ha a che fare con il mistero delle ultime due ore di Erika, il secondo di questa lista di incognite riguarda «una protuberanza sotto il seno sulla sinistra», dice la zia Antonella.

L’ha sentita quando l’ha abbracciata a terra: difficile che passasse inosservata, – dice – visto che Erika «era un passerotto di 42 chili per un metro e 50». Poi aggiunge: «Sentivo mia sorella dire disperata che la figlia era ormai fredda, eppure quella specie di gobba no: era calda. Cos’era? Non lo so, i carabinieri ci hanno detto che non potevamo stare più lì. Ho fatto presente che c’era questo gonfiore strano. Mi è stato detto: sono babbo anch’io, si rivolga a un medico legale. Ecco, spero che l’autopsia ci dica cos’era».

VESTITI FRADICI

In quell’abbraccio la zia si è accorta di un terzo elemento che i familiari chiedono di chiarire: «Il telo giallo dei soccorritori la copriva fino al collo. Quando mi sono chinata su di lei, mi sono accorta che I pantaloni, il reggiseno e la maglietta erano zuppi d’acqua, ma proprio zuppi. Al contrario, il viso e i capelli non erano bagnati: tutt’al più erano macchiati di sangue, ma ho pensato che fosse capitato nell’urgenza di intubarla o forse un po’ di emorragia dal naso. Ma perché gli uni erano bagnatissimi e il viso quasi asciutto?».

E ancora: agli occhi della zia Erika ha, come dicevamo, «solo un po’ di sangue sul viso». Non è così che la trova un altro parente che arriva poco dopo: «Ci ha riferito che era in una pozza di sangue».

TELEFONINO SPARITO

Un ulteriore tassello di questo puzzle di cose che non quadrano? Riguarda il telefonino. «Era sparito così com’erano spariti i documenti, niente soldi e nemmeno le sigarette. Eppure il telefonino è la cosa che può dirci chi l’aveva chiamata nelle ultime ore di vita, a chi lei aveva telefonato, se c’era qualche chat o qualche messaggio che aiuti a chiarire i dubbi che noi familiari abbiamo. Adesso lo smartphone ce l’ha la famiglia. Come l’abbiamo recuperato? Era finito nel giro di alcuni amici, uno dei nostri ragazzi ha chiamato e ha fatto sapere che lo rivolevamo. Non sappiamo cosa c’è dentro, Erika aveva impostato l’accesso tramite riconoscimento dell’impronta digitale. Ora lo consegneremo a un avvocato». —



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