Il Tirreno

Livorno

i sintomi sono subdoli 

Ogni giorno un nuovo caso 6000 i malati che non lo sanno

G.C.

Vent’anni fa la popolazione colpita era il 2.5%, oggi  è più che triplicata Il vero problema non è l’insulina ma le complicanze

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LIVORNO. La curva di crescita del diabete è impressionante: 20 anni fa la popolazione colpita da diabete era il 2.5%. Oggi è più che triplicata. «È aumentata la consapevolezza e dunque i controlli grazie alle campagne di massa, ma c'è stata anche una maggior diffusione della malattia - sottolinea Di Cianni -. Allo stesso tempo è cambiato il sentire comune: prima il malato diceva: "Ho un po' di diabete, ogni tanto mi faccio un po' d'insulina e sto bene". Non c'era la consapevolezza delle complicanze, che sono il vero problema del diabete: chi ha la malattia, non ha solo la glicemia, ma anche il colesterolo alto e la pressione alta».

Ogni giorno, al secondo piano del poliambulatorio, dove ha sede l’unità operativa di Diabetologia (che entro la fine dell’anno dovrebbe essere spostato al 4° padiglione, mentre gli ambulatori che seguono il piede diabetico saranno collocati al 5°) viene scoperto un nuovo caso di diabete.

Spesso la presenza di iperglicemia non dà alcun sintomo, per questo il diabete è considerato una malattia subdola. Talvolta i sintomi compaiono quando la malattia è già presente da anni: sete, dimagrimento, aumento della diuresi. A volte addirittura direttamente col piede diabetico per soggetti che non ritenevano di avere la malattia», spiega il primario Graziano Di Cianni.

Ecco perché sono necessari gli esami del sangue (glicemia ed emoglobina glicata): si stimano in 6000 i livornesi diabetici inconsapevoli o ad alto rischio.

Le cause oltreché l’alimentazione, sono da ricercare nella sedentarietà e nella familiarità. Ma per spiegare il record di diabetici a Livorno, va considerata probabilmente anche una capacità diagnostica migliore che offre il nostro ospedale. Non a caso Di Cianni è stato chiamato a dirigere la diabetologia di tutta l’Asl Toscana Nord Ovest per portare l’esperienza livornese anche sugli altri territori e da un anno è stato nominato coordinatore della commissione regionale per le attività diabetologiche, formata da 15 specialisti tra diabetologi, medici di base e farmacisti. «L’obiettivo - dice - è uniformare i percorsi e gli accessi in tutta la regione, perché anche per il diabete nascere o vivere a Firenze o a Fivizzano oggi fa la differenza. Bisogna creare reti per far sì che il diabete sia curato al meglio ovunque e ridurre ricoveri, amputazioni, dialisi, problemi cardiovascolari».

L’ospedale di Livorno è diventato in tutta l’Asl il quartier generale della Diabetologia. Qui tra l’altro funziona da tempo il day service del diabete: il paziente in una mattinata fa una serie di prestazioni coordinate, controlli al fondo oculare, elettrocardiogramma, screening delle complicanze, ecoaddome, screening vascolare.

G.C.

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di Redazione web