La protesta
Il nuovo ospedale dentro al vecchio è soluzione migliore
Dopo la proposta di un’area alternativa la posizione dell’Osservatorio urbano
l’intervento
Dopo gli articoli del Tirreno su una diversa ubicazione dell’ospedale nuovo, diversa da quanto previsto dal Piano Strutturale, come Osservatorio Trasformazioni Urbane riteniamo opportuno intervenire nuovamente su una questione ultradecennale, che ha visto scelte, per usare un eufemismo, avventurose: una localizzazione urbanisticamente assai discutibile, un’ipotesi di reperimento di fondi che privava la comunità di molti “beni pubblici”, il ricorso al projet financing, che aveva già mostrato in numerose esperienze di essere fallimentare e anche molte menzogne (si parlava del pericolo di perdere i “finanziamenti europei”, mai previsti in realtà?). Quelle scelte, su cui non era stato attivato alcun percorso partecipativo, se non confronti “carsici”, (per usare una espressione del sindaco di allora), hanno provocato una forte reazione: la costituzione di un comitato contro la localizzazione a Montenero basso, dibattiti, raccolta di oltre 11mila firme e articoli di architetti, un referendum fortemente osteggiato dall’amministrazione allora in carica, che dette comunque un risultato inequivocabile contrario alla localizzazione allora individuata. Infine si è convenuto che il miglior sito dove far nascere il nuovo ospedale, è e resta l’attuale area ospedaliera di viale Alfieri. Un’area semicentrale agevolmente raggiungibile da ogni quartiere della città anche in autobus, e senza patente e auto privata, condizione di molti anziani che sono i più assidui frequentatori di ospedale e poliambulatorio; è inoltre, possibile una volta aperto l’ingresso in viale Carducci, come già era previsto nel vecchio progetto di ristrutturazione, organizzare spazi di parcheggio per autoambulanze, il personale e i visitatori. Abbiamo spiegato fino alla noia che il sistema a padiglioni è adottato anche oggi in altre città e regioni e che i padiglioni si possono ristrutturare rendendoli efficienti e rispondenti alle esigenze dei tempi, ma che se si fosse scelto un nuovo ospedale a monoblocco, esisteva la possibilità di costruirlo senza problemi, alle spalle dei padiglioni storici, esattamente come pochi anni fa è stato possibile costruire la nuova piastra della chirurgia.
Certo questa scelta urbanistica, che, è stata recepita nel Piano strutturale, impedisce che l’area di viale Alfieri diventi oggetto di speculazioni edilizie, mentre si colloca all’interno della logica del non consumo del territorio. Riteniamo che a questo punto il gioco di proporre aree nuove d’intervento, serva soltanto a riempire qualche colonna dei quotidiani e a ritardare finanziamenti e realizzazioni cosa di cui la popolazione livornese non ha alcun bisogno; concentriamo la partecipazione sul tipo di sanità che desideriamo e sulle modalità di risposta edilizia a tale tipo di sanità.
Ridurre le aree verdi, ipotizzare nuove edificazioni ci sembra una scelta incapace di cogliere quel rinnovato e forte interesse per le questioni ambientali, espresso anche e soprattutto dalle giovani generazioni, il cui futuro dovrebbe stare a cuore a chi opera scelte che inevitabilmente si ripercuoteranno lungamente sull’assetto urbano futuro.
Daniela Bertelli
Daria Faggi
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