Gioco
Una distanza che non esiste
Gli etruschi, la Turchia e l'aggressione ai curdi: ecco perché le cose del mondo ci riguardano. L'editoriale del direttore
C’è verde dappertutto, attorno al podere di Ortaglia. Un verde intenso, fatto di alberi e campi nelle colline morbide di Peccioli; fa pensare all’infinito. In mezzo c’è un casolare e lì scoprirono il grande pozzo. Quattro metri di diametro e un abisso di dieci metri, pieno di reperti che venivano da lontano, da un altro tempo. Il tempo degli etruschi.
Un giorno, era l’estate del 2000, iniziarono gli scavi. Ci lavorò una squadra di dodici persone esperte: c’erano frammenti di ceramica, bronzo e pure tracce d’oro. Anni di raccolta e analisi in Alta Valdera. Riempirono novecento cassette: venticinque tonnellate di venticinque secoli fa. Orci, coppe, segni votivi. Sono finiti tutti nel bellissimo museo che abbiamo visitato ieri con i lettori registrati alla comunità del giornale, tra corridoi e tesori. Ammiravo e imparavo. Mi hanno spiegato che gli oggetti nel pozzo erano la testimonianza di un tempio dedicato a una dea. Si chiama Vei, nutrice della gioventù e della terra verde, artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte. Madre, ambientalista e protettrice delle donne. Sembra un messaggio per questa epoca.
Gli etruschi sono la radice di noi toscani. Secondo il mio collega Erodoto, gran reporter del 400 avanti Cristo, erano dell’Asia minore. Dopo una carestia il re, Atis, decise di dividerli e spedirne metà verso ovest. Guidati dal principe Tirreno, giunsero qui e in qualche modo dettero nome a un mare e pure a un giornale: quello che state leggendo. Venivano dall’Anatolia, quindi da quella che oggi è la Turchia. C’è quella terra in comune, dove l’aggressione turca ai curdi sta devastando la scena internazionale e, spero, anche le coscienze. È l’ennesima prova che le cose del mondo ci riguardano. Meno lontane di quanto pensiamo.
Altri tracciano un altro percorso per i misteriosi etruschi: verrebbero dalle Alpi. In ogni caso erano dei migranti. Eravamo noi, tremila anni fa. Eravamo noi e questo dovrebbe insegnarci qualcosa.
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