Il Tirreno

Livorno

I cento anni della bici a Vicarello con l’Usv Ivona, la prima donna nel ciclismo dei pionieri

M.Z.

Il fascino delle due ruote per una storia da record: il paese festeggia il centenario con un libro e un evento in agenda a metà novembre  

3 MINUTI DI LETTURA





l’anniversario

Sui libri di storia del ciclismo c’è il nome di Alfonsa Rosa Maria Strada come pioniera del ciclismo al femminile: agli inizi del secolo scorso, da una famiglia emiliana di contadini analfabeti saltò fuori questa fuoriclasse che gareggiava con i maschi al Giro d’Italia. Meno nota ma forse ancor più straordinaria è la storia di una atleta vicarellese, Ivona Del Bravo, che grossomodo in quegli anni faceva vedere i sorci verdi ai corridori maschi che «gareggiavano sulla pista, interamente in legno, che allora esisteva a Vicarello, proprio dove adesso c´è lo svincolo per la Fi-Pi-Li». Parola di Enrico Simonelli, che ne fa un esempio della passione di Vicarello per le due ruote (e anche Mario Orsini ne parlava con il racconto di Umberto Del Signore sull’Almanacco dello Sport).

Stiamo parlando degli anni subito dopo la prima guerra mondiale: mentre altrove l’idea che le donne si dedicassero a gare in bici era tabù, il fatto che a Vicarello ci fosse una campionessa la dice lunga sul clima di passione in cui nel novembre 1919 nasce l’Unione Sportiva Vicarello, che si appresta a celebrare il proprio centenario: un record, ma il sodalizio locale ha fatto proprio delle sue radici (e della capacità di “aggiornarle”) il segreto della propria vitalità. Ora si apprestano a diventare un libro a cura di Alessandro Marchi che sarà diffuso in occasione di un evento in agedna alla metà di novembre sotto la regia del presidente attuale Marco Iacopini e di quello della rinascita Stefano Dal Canto.

Basta dare un’occhiata al sito web curato da Maurizio Zicanu per accorgersi che la società non campa spolverando i ricordi di vecchi tempi gloriosi: sì, c’è una preziosa sezione dedicata ai “nostri” campioni e c’è il fascino delle “pedalate della memoria” (per rievocare i martiri dell’antifascismo o le vittime di stragi naziste) ma ci sono anche un blog vivace e la sezione off road dedicata alla passione per le mountain bike dei “Lucci della Tora”…

Proprio sul web Simonelli racconta come sull’antica pista vicarellese «ottennero prestigiosi risultati Ugo e Galeno Virgili, campioni toscani di mezzofondo in epoche successive» o come «Angiolo Gabrielli; un atleta fortissimo, 3° classificato al giro d´Italia del 1924, piazzamento di altissimo valore perché ottenuto come indipendente». Gabrielli era l’emblema di un ciclismo da tempi eroici: «L’avversario più temibile era la strada rigorosamente sterrata e piena di buche, a volte piene di fango per la pioggia e nella quale forare solo una volta era considerata una fortuna», spiega. Erano «tappe anche di 400 km» fra «sole, polvere e sudore» e potevi contare su bici «con una sola moltiplica e due soli rapporti (uno per la pianura e l’altro per la salita): quando l’atleta doveva “cambiare”, finita la pianura, in presenza di una salita, scendeva, girava la ruota e via fino in cima».

Ma da qui sono passati campioni che hanno fatto la storia del ciclismo come Guido Carlesi o Antonio Salutini (quest’ultimo diventerà poi il dirigente sportivo di riferimento per Mario Cipollini, Paolo Savoldelli, Michele Scarponi o Ivan Gotti, solo per citarne alcuni). Simonelli, anch’egli dell’Us Vicarellese, cita una sfilza di atleti come Raffaele Di Paco, Ivo Mancini, Rolando Picchiotti, Roberto Falaschi o Bruce Biddle così come Spartaco Poli, massaggiatore di squadre di ciclisti professionisti. L’elenco sarebbe lungo, così come lunga è la storia di questo team: la fortuna è che ancora non è consegnata agli archivi, festeggia solo i suoi “primi” cento anni puntando a viverne almeno altrettanti. —

M.Z.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web