Gioco
Porto, maxi sequestro di falsi “Made in Italy”
Confiscati 24mila articoli quasi tutti per la prima infanzia Multati e denunciati i titolari di due ditte di importazioni
24 mila articoli per un totale di 1 milione e 170 mila euro, questo il risultato di tre distinte operazioni condotte dai Finanzieri del comando provinciale e dai funzionari dell’Agenzia dogane e monopoli nel porto di Livorno, al termine di accurate attività di indagine che hanno portato infine all’effrazione dei sigilli doganali.
Dei 24 mila articoli, ben 23 mila sono capi d’abbigliamento per bambini, destinati alla prima infanzia, 18 mila dei quali introdotti nel Paese di contrabbando, evadendo così anche l'Iva all'importazione.
Un secondo carico era composto da un totale di mille capi, suddivisi tra maglioni e cardigan, le cui etichette interne riportavano la reale provenienza Made in Tunisia, mentre sui i cartoncini esterni esponevano la provenienza – fasulla – italiana.
In un terzo carico, infine, erano stati sistemati anche 355 caschi da motocicletta privi di qualsiasi indicazione sul paese di fabbricazione, anche se l’imballaggio vantava chiaramente la provenienza italiana.
Tutti gli articoli in realtà erano stati prodotti in Tunisia e destinati a essere venduti sul mercato italiano ed europeo, spacciandoli per prodotti realizzati nel Bel Paese. Gli articoli sono stati rinvenuti – al culmine delle indagini – all’interno dei rimorchi di tre camion, accuratamente imballati e disposti, già pronti per uscire dallo scalo livornese e scomparire nelle strade italiane con destinazione per ora ignota.
Le Fiamme Gialle, agli ordini del tenente colonnello Gianluca Bagnardi (comandante gruppo Livorno) e della capitana Silvia Mancini (comandante 2^ compagnia di Livorno), sono arrivati ai due rappresentanti legali di altrettante ditte di importazioni regolarmente autorizzate a operare in porto. I due uomini sono cittadini italiani di 42 e 54 anni (un lucchese e un fiorentino) che sono stati quindi sanzionati per 20 mila euro e contestualmente denunciati alla Procura della Repubblica di Livorno, a capo della quale siede il procuratore Ettore Squillace Greco, per violazione delle norme che regolano il Made in Italy e reato di “vendita di prodotti industriali con segni mendaci”.
Per l’ipotesi di contrabbando è stata contestata loro, infine, l’evasione dell’Iva all’importazione per 46 mila euro. —
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