Il Tirreno

Livorno

Il proprietario del Dolly: «Non ritireremo lo sfratto, stiamo cercando un altro gestore»

Gianni Tacchi
Il proprietario del Dolly: «Non ritireremo lo sfratto, stiamo cercando un altro gestore»

Livorno, nonostante le richieste dell'ex gestore, Roberto Petroni spiega: «Debito di 100mila euro chiederemo a chi subentrerà di assumere i dipendenti disoccupati, ma non è detto che sia un bar» 

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LIVORNO. Il gestore ha smesso di pagare l’affitto per i venti furti in due anni e i sette dipendenti sono rimasti senza lavoro in seguito allo sfratto, ma dall’altra parte c’è la proprietà dell’immobile che parla di «un debito dell’affittuario pari a circa 100mila euro» e di «una situazione che andava avanti da tre anni».

Così il bar Dolly è chiuso da più di venti giorni, dal 19 settembre, con gli ex dipendenti che si sono schierati dalla parte del gestore - il 77enne Luigi Basile - e martedì mattina si sono incatenati alla porta del locale chiedendo che lo sfratto venga congelato. «No, non ci sono possibilità, d’altronde in questi anni abbiamo provato in ogni modo a dialogare e ad andare incontro a Basile - spiega l’ingegner Roberto Petroni, uno dei soci dell’immobiliare Falco che è proprietaria del fondo -. I primi problemi sul pagamento del canone sono emersi addirittura nel 2016, quando chiaramente sono intervenuti subito gli avvocati, poi abbiamo sempre cercato di trovare accordi che però spesso non venivano rispettati. A inizio anno avevamo consigliato al gestore di vendere l’attività anche per saldare il debito, dandogli tempo fino a settembre: lui ha pagato l’affitto per qualche mese, poi ha smesso e alla fine siamo stati costretti a procedere con lo sfratto».

LA SITUAZIONE

Basile ripete di aver smesso di pagare i 9mila euro mensili d’affitto a causa dei furti subiti e sottolinea di aver chiesto ai proprietari del fondo - più di una volta - di mettere delle saracinesche per contrastare quella situazione, saracinesche mai installate. «Questa richiesta di Basile risale a un anno e mezzo fa, quando però c’era già un debito di decine di migliaia di euro - rivela Petroni - se fosse stato in pari con i pagamenti, le avremmo installate senza alcun problema, invece lui era inadempiente e non rispettava gli accordi. Come poteva pretendere anche le saracinesche? Stiamo comunque parlando di una spesa minima per un imprenditore».

Fatto sta che adesso, a poco più di venti giorni dallo sfratto, Basile sarebbe disposto a riaprire il Dolly anche senza saracinesche, provando poi a dilazionare il debito o a vendere l’attività. «Ridatemi il bar e in qualche modo pagherò», dice proprio il gestore.

Ma Petroni è chiaro: «Non è un’ipotesi che stiamo valutando, abbiamo deciso di andare oltre. A febbraio avevamo detto a Basile di cedere l’attività per risolvere tutti i problemi: qualcuno si era fatto avanti e c’era stata anche una proposta molto interessante, almeno secondo noi, ma lui alla fine l’ha rifiutata. E così siamo arrivati allo sfratto di metà settembre, ormai inevitabile visto il debito di circa 100mila euro».

IL FUTURO

La conseguenza del contenzioso tra le parti è una pessima cartolina per tutti quei croceristi che, in queste settimane, si rivolgono all’ufficio turistico al palazzo Grande, proprio di fronte al Dolly. «È una vergogna», interviene qualche commerciante del centro. D’altronde stiamo parlando di un bar storico, centrale, nel cuore della città. «Vederlo chiuso dispiace anche a noi», aggiunge Petroni. Ma quale sarà il futuro del Dolly? «Per legge Basile ha ancora dieci giorni di tempo per togliere i suoi arredi, poi inizieremo a cercare un altro gestore - risponde l’ingegner Petroni -. Lì c’è sempre stato un bar, ma a questo punto apriamo a qualsiasi altro tipo di attività: quel fondo non può restare chiuso, lo dico anche per la città».

Poi un pensiero agli ex dipendenti del bar, che martedì hanno protestato incatenandosi al Dolly. «Mi dispiace anche e soprattutto per loro - chiude Petroni - sicuramente chiederò al nuovo gestore, una volta individuato, di dare priorità agli ex dipendenti per le assunzioni, ma non voglio prendere in giro nessuno: non posso obbligarlo, posso incoraggiarlo. Di sicuro sarebbe un bel gesto, ma queste decisioni non spettano alla proprietà».

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