Gioco
Botte e insulti all’ex compagna Medico patteggia un anno e otto mesi
L’uomo era accusato anche di lesioni aggravate perché ha usato un martello per ferire la donna Il Comune era parte civile
LIVORNO. Per quattro anni, dal gennaio 2014 allo stesso mese del 2018, ha picchiato e offeso la convivente, in una circostanza addirittura usando un martello e un pezzo di ferro. Il medico (non scriviamo il nome per tutelare l’identità della vittima delle violenze) ha patteggiato un anno e otto mesi di reclusione. Era imputato di maltrattamenti in famiglia poiché sia durante la convivenza con la donna, sia al termine della relazione, l’ha aggredita sia fisicamente che a parole apostrofandola come «pazza» con alcuni amici comuni e raccontando di essere lui stesso vittima delle aggressioni.
La vittima, come si legge nel capo d’imputazione, nel corso del tempo, ha anche ritirato alcune querele prima di presentare la denuncia che ha poi dato origine al procedimento penale. Oltre al reato di maltrattamenti in famiglia, il professionista doveva rispondere anche di lesioni aggravate e stalking.
Sette i referti medici finiti agli atti del processo. A cominciare da quello del 10 febbraio 2014 dove la donna ha avuto una prognosi di sessanta giorni dopo essere stata spinta a terra riportando una lesione alla gamba. Fino a quello del 22 marzo 2018 quando – secondo la ricostruzione della procura – la donna è stata colpita con un pugno causandole tra l’altro anche la frattura e la deviazione del setto nasale (prognosi 55 giorni).
Quello che si è chiuso ieri davanti al giudice Davide Miniussi è stato un procedimento pilota perché per la prima volta in Toscana il Comune di Livorno ha chiesto e ottenuto dal tribunale di costituirsi parte civile. La decisione, spiegò l’allora vicesindaca Stella Sorgente, titolare della delega alle Pari opportunità, è la dimostrazione che «il Comune è al fianco delle donne ed è pronto a sostenerle anche davanti a un tribunale». Per la giunta la decisione rappresentò la difesa del «principio di uguaglianza e l’attuazione di politiche concrete per le pari opportunità e una conferma dell’impegno dell’amministrazione nella lotta alla violenza contro le donne».
Adesso sia l’amministrazione che la vittima delle violenze dovranno rivolgersi al tribunale civile per il risarcimento danni. Per il momento, infatti, il giudice – come prevede il codice in caso di patteggiamento – ha disposto soltanto di pagare 5.000 euro per le spese legali della donna. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google