Gioco
Barattoli e penne della catena Tiger sono oggi al posto del bar di “Dedo”
Pochi sanno cosa c’era in quel luogo all’inizio del Novecento Ma dicono: «Idea eccezionale la mostra che si apre a breve»
LIVORNO. All’angolo tra piazza Cavour e via Cairoli ora c’è un negozio di barattoli, penne e tanto altro della catena Tiger. Un posto completamente diverso rispetto a inizio secolo. C’è solo una targa in ricordo di “artisti e letterati di tutta l’Italia messa dal Rotary e dal Gruppo labronico nel 2003. Pochi, tra i passanti, sono quelli disposti a parlarci del Caffè Bardi e di Modigliani. L’impresa non è semplice per la verità (e nel negozio non possiamo fare interviste). Il primo che accetta di essere intervistato è Lorenzo Sampaolo. «Non avevo idea che ci fosse una targa, è la prima volta che la vedo - spiega - Spesso si cammina per il centro, senza far caso ai dettagli delle cose che ci stanno d’intorno. Comunque avevo sentito parlare del Caffè Bardi, pur non avendo mai approfondito la questione. Modigliani purtroppo dalle nostre parti è poco conosciuto, mentre all’estero è famosissimo. Non sapevo neppure della mostra, ma ci andrò sicuramente, quantomeno per curiosità».. Lo stesso farà Roberto Scarpa. «Sapevo di questo luogo storico, avevo anche notato la targa in memoria - spiega - ma di quello che accadeva da queste parti conosco soltanto le cose superficiali. Ho letto roba in passato, e vorrei approfondire. Modigliani mi piace molto, uno dei pittori che amo di più. E penso che la mostra sia una cosa meravigliosa. Sono anni che ci speravo, avevo addirittura pensato di scrivere una lettera per stimolare l’amministrazione comunale in questo senso».
Marco Vignale rammenta qualcosa: «Ero a conoscenza del Caffè Bardi, ma ignoravo si trovasse nei locali di Tiger. Modigliani l’ho scoperto nel 1984, quando ci fu lo scherzo delle teste: ci fu un grande clamore e questo nome rimbalzò un po’ ovunque. Non mancherò di certo l’esposizione, che credo sarà un gran bel successo. Utilissimo per lo sviluppo di una città con poche risorse». Silvia Pellegrini invece ne ignorava l’esistenza: «Mi mancava il Caffè Bardi, so solamente dove si trova la casa. Sono molto orgogliosa di essere concittadina di Amedeo, del quale mi ammiro stile, particolare, romantico. Sono altrettanto felice che ci sia un museo così bello in città e trovo giustissimo che debba essere occupato, seppur per un lasso di tempo, dai quadri del suo pittore più illustre. Che piace molto anche a mia figlia piccola, che trova i suoi dipinti irresistibili». Alessandro Perullo si ferma volentieri a parlare di Modigliani: «Essendo appassionato d’arte, ma sopratutto di storia di Livorno, non potevo ignorare la vicenda del Caffè Bardi. Aprì poco dopo la morte di Fattori e chiuse poco dopo quella di Modigliani. Una coincidenza interessante. Adoro Dedo, sopratutto la sua biografia, seppur tragica. L'immenso amore per la sua compagna che lo seguì nel suo triste destino. Sarebbe bello che tutta la Toscana, per una volta, si inchinasse a Livorno, per aver messo in piedi una mostra di tale portata». Il caso ci fa incontrare Umberto Monteverde, coordinatore del Cenacolo della Valle Benedetta, storico consesso di artisti labronici. «Del Caffè Bardi non è rimasto nulla, tutti quelli che avrebbero potuto raccontare qualcosa sono scomparsi da tantissimo tempo. A me piace Amedeo; rispetto ai post macchiaioli , presuntuosi, ha sfondato il mondo. Era amato da Fattori, poi ha superato la sua lezione, entrando nel ‘900 a gamba tesa. Basti pensare che Gino Romiti parlando di lui, diceva che era un bravo pittore, ma che aveva sbagliato ad andare a Parigi, e non seguire la scuola labronica. E qui viene fuori tutto il provincialismo, il livello locale. Oggi Romiti lo conoscono in pochi a Livorno, Modigliani è conteso in ogni luogo del mondo. La sua città, che lo ha sempre snobbato, considerato una nullità, finalmente ha deciso di fare qualcosa per lui: una mostra che , sono certo, farà un bel rumore».
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