Sicurezza
Uno studio sull’arte di Modì e la comunità ebraica
Gadi Polacco rivela: «Qui andava alla sinagoga senza problemi, a Parigi invece subì anche alcuni episodi di antisemitismo»
LIVORNO. «Essere ebrei a Livorno, è poco significativo», scriveva Corrado Augias in una delle sue biografie dedicate ad Amedeo Modigliani. Perchè Livorno è sempre stata differente dalle altre città: aperta, accogliente, senza ghetti. Gli amici di Amedeo si chiamano Ghiglia, Sommati, Romiti, Natali; frequenta la sinagoga quando ce n'è bisogno, la sua vita scorre tranquilla. A Parigi invece è meno protetto e subisce persino qualche episodio di antisemitismo. Viene spesso preso in giro per la sua religione. «Quella Livorno era veramente una città internazionale, di grande apertura. Chi l’ha vissuta stava un passo avanti agli atri. Paradossalmente Parigi aveva una mentalità più provinciale». Queste le parole del consigliere della comunità ebraica Gadi Polacco che analizza il rapporto tra Amedeo e l’ebraismo livornese del tempo. «Ci siamo chiesti - spiega Polacco - quale potrebbe essere il nostro ruolo per questo centenario che ovviamente non può essere quello di occuparsi dell’aspetto biografico o artistico. Per questo motivo abbiamo richiesto (e sicuramente otterremo) che la giornata europea della cultura ebraica 2020 veda Livorno città capofila in Italia. In quella sede cercheremo di approfondire l’argomento Modigliani rimasto in soffitta troppo a lungo; prepareremo al più presto un programma». Polacco prova ad abbozzarne un profilo: «Non credo si possa affermare che Amedeo fosse un personaggio particolarmente dedito all’attività religiosa. Tuttavia, a quanto emerge dalla lettura dei diari, specie quando si parla del Bar Mitzvah che svolge, sembra mantenga un percorso piuttosto vicino. Come non ci fosse mai stato un reale distacco dalla pratica e dalla vita della comunità. Almeno fino a quando si trasferisce sul suolo francese. Argomenti che, come ripeto, proveremo a sviluppare consultando gli archivi, e affidandoci a chi ha già lavorato in tal senso. Allora si potrebbe capire se, nella sua produzione artistica, ci sono stati dei collegamenti col mondo e pensiero ebraico. E lo stesso lavoro faremo col fratello, il politico Giuseppe Emanuele».
Una comunità che all’epoca era ancora fiorente, nonostante la diaspora in corso. “Le comunità seguono le sorti della città- va avanti Polacco - Quel periodo venne analizzato con attenzione dagli scritti del rabbino Alfredo Sabato Toaff, il padre di Elio. Lui indicò metà Ottocento come data che vide la crisi del porto, una sorta di spartiacque che fece ripartire tante famiglie giunte in precedenza a Livorno». «Comunque, quella che vive Modigliani - conclude il consigliere - è ancora molto attiva, forse la più importante a livello italiano. Sono ancora in piedi tutte le istituzioni, i collegi, le scuole. E c’è il rabbino Samuele Colombo, una figura di estremo rilievo storico e culturale». —
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