Gioco
Frasi razziste in classe, il liceo Cecioni dà gli atti al provveditorato
Livorno, il preside: ho ascoltato l’insegnante, gli studenti e i genitori. «Ora consegnerò l’istruttoria alla dirigente provinciale»
LIVORNO. Nella giornata di oggi o forse di domani il preside del liceo scientifico Cecioni, Andrea Simonetti, trasmetterà all’Ufficio scolastico provinciale – l’ex provveditorato, insomma – l’esito dell’istruttoria che ha condotto personalmente sullo spinoso caso esploso nell’istituto di via Galilei: lo conferma lui stesso. Com’è noto, la mamma di una alunna ha denunciato attraverso un post pubblicato su Facebook che una insegnante ha pronunciato in classe frasi razziste, accusa respinta al mittente come falsa e infamante da parte dell’insegnante.. Il dirigente scolastico del liceo ripete che «siamo in una fase delicatissima» per la vita dell’istituto e che «occorre avere sempre il massimo rispetto delle persone». Il prof. Simonetti vede nelle dichiarazioni fatte al Tirreno da parte dei vertici dell’Ufficio scolastico provinciale la strada maestra per affrontare con equilibrio la questione: riuscire a ponderare i vari aspetti del caso.
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Cosa aveva detto al Tirreno la provveditrice Donatella Buonriposi? Aveva sottolineato le ragioni per cui è indispensabile la massima cautela: perché – aveva tenuto a mettere in evidenza, nell’edizione di ieri, la dirigente del sistema scolastico della nostra provincia – stiamo parlando di situazioni relative a «episodi riportati, in questo caso dagli studenti ai genitori» ed è assolutamente necessario «stare attenti ad evitare fraintendimenti». Da un lato, c’è «una questione delicata che se dovesse corrispondere a verità sarebbe grave», come aveva ammesso Buonriposi; dall’altro, c’è l’esigenza di sgombrare il campo da incomprensioni. E sempre Buonriposi spiega tecnicamente la procedura: «Tecnicamente funziona così: se il dirigente ritiene il caso particolarmente grave per cui si prevedono più di 10 giorni di sospensione dal servizio del docente, allora la questione passa d’ufficio di competenza dell’Ufficio scolastico provinciale». E ancora: «Se anche per noi la gravità viene ritenuta molto importante chiediamo l’intervento degli ispettori ministeriali».
Sta in questo l’invito alla prudenza che era arrivata dalla dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale e che adesso il presidente del Cecioni fa propria. Per poter ricostruire quanto è accaduto in quella classe e se vi possano esser stati fraintendimenti o comportamenti fuori dalle regole, ha già ascoltato le parti in causa: «Ho parlato con l’insegnante e l’ho trovata particolarmente turbata, anzi quasi annichilita dalla piega che hanno preso le cose», dice il preside segnalando di aver avuto un confronto anche con gli studenti e con i genitori».
Di fronte al taccuino del cronista, il dirigente scolastico non intende anticipare nulla delle proprie valutazioni da consegnare nelle prossime ore agli uffici del sistema territoriale dell’istruzione. A questo punto cosa accadrà? I funzionari del quartier generale dell’Ufficio scolastico provinciale hanno 60 giorni di tempo per affrontare la situazione e arrivare a prendere le determinazioni del caso: in quests settimane, se lo riterranno opportuno, potranno aprire alla eventualità che le parti in causa possano presentare le proprie controdeduzioni o comunque proprie memorie per dare la propria versione relativamente a questo episodio. Tutto era partito dallo sfogo dalla madre (anche lei insegnante) di una alunna che è partito su Facebooki e poi ha preso a girare soprattutto su Whatsapp a cominciare da giovedì scorso in varie chat del mondo labronico della scuola.
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