Gioco
Alla ricerca delle sue pagelle nell’archivio dell’istituto
Al momento non ci sono targhe alla sua memoria nell’atrio principale dell’edificio ma il suo nome figura nel libro degli illustri passati da quelle aule
LIVORNO. Amedeo Modigliani fu per due anni studente del liceo classico Niccolini Guerrazzi. Ma all’interno dell'istituto, in via Ernesto Rossi, non si trovano molte tracce del suo, pur breve, passaggio. Eppure entrando nell’atrio principale di targhe alla memoria se ne vedono parecchie.
Con la preziosa collaborazione di una custode, siamo riusciti a parlare con la professoressa Maria Antonietta Monaco, docente di storia e filosofia. «Onestamente - afferma l’insegnante - ne so poco di Modigliani. Sono usciti due volumi relativi agli illustri che sono passati per questa scuola e all’interno si può trovare qualcosa. È un importante lavoro di ricerca fatto dall’associazione Aurili».
Maria Antonietta Monaco ci accompagna in un sala lettura dove possiamo sfogliare la pubblicazione. Tra i mille, c’è Amedeo, ma la sua vicenda è liquidata in poche parole. «A questo punto - prosegue la docente di filosofia - andrò a spulciare negli archivi dove dovrebbero esserci vecchi registri, e magari in quel contesto potrei intercettare qualcosa di più». La docente è molto motivata, intende dare il suo contributo per togliere la polvere posata sul ricordo di Dedo studente. «Ci sono tante targhe legate personaggi importanti - va avanti - mi piace ricordare Pilo Albertelli che ha insegnato qui e che poi trovò la morte nelle Fosse ardeatine. E sono le famiglie a sostenerne la messa in opera. Il momento della mostra potrebbe essere l’occasione per riscoprire il rapporto tra Modigliani e la scuola, la cui struttura è rimasta praticamente intatta rispetto ai suoi tempi».
Luca Dal Canto sottolinea come l’avventura scolastica di Dedo non fu delle migliori. «Lui era, come del resto tutti i geni, uno che non si applicava nello studio, non aveva voglia di seguire i classici canoni didattici. Ha frequentato il ginnasio (senza portarlo a termine) e poi ha continuato a studiare con la mamma Eugenia».
Nei mesi al ginnasio ebbe comunque un insegnante straordinario. «Il suo professore - conclude Dal Canto - fu Rodolfo Mondolfi, conoscente di sua madre Eugenia e padre di Uberto, compagno d' infanzia. Rodolfo fu un altro di quelli che contribuì enormemente allo sviluppo della cultura umanistica di Amedeo».
La figura dell’amato professore ce la descrive perfettamente Eugenia Garsin, in una delle sue lettere. “Rodolfo Mondolfi - scriveva la donna - è un sognatore, un uomo che vive soltanto nei libri, benché le necessità dell’esistenza lo costringano ad un lavoro assiduo. Da tra le dodici e le tredici ore di lezione al giorno, e nonostante questo è tra le nuvole”. —
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