Il Tirreno

Livorno

accanto al santuario vallombrosano 

Montenero, l’aula mariana riaperta ai fedeli dopo 12 anni

M.Z.
Montenero, l’aula mariana riaperta ai fedeli dopo 12 anni

Si trasforma nella chiesa parrocchiale e cambia identikit: non più l’accesso dal sagrato tramite il doppio scalone interno ma una nuova facciata tutta vetro  

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LIVORNO. Era chiusa dal novembre di 12 anni fa: a distanza di qualche settimana dal sopralluogo dei vescovi toscani, l’aula mariana è tornata a spalancare le porte ai fedeli dopo che per oltre 700 festività era rimasto off limits il nuovo spazio di culto costruito in occasione del Giubileo del 2000 accanto al santuario vallombrosano montenerese.. «Non poteva esserci inizio dell'anno catechistico e pastorale più bello per la parrocchia di S. Maria di Montenero», annuncia il giornale on-line della diocesi segnalando la svolta. Domenica mattina il parroco don Luca Bernardo Giustarini, una figura di sacerdote conosciuta ben oltre la zona di Montenero, ha preso una riproduzione dell’immagine di Santa Maria delle Grazie e in processione, seguito da una folla di fedeli, è partito dal santuario per arrivare fino all’aula mariana e celebrare lì la messa domenicale: insieme a lui i ragazzini del catechismo (e i loro insegnanti), saranno loro ad animare di domenica in domenica le funzioni religiose nell’aula ellittica scavata nel fianco della collina su disegno dell’architetto pistoiese Adolfo Natalini, uno degli esponenti più celebrati della cosiddetta “architettura radicale”. Alla parrocchia di Montenero il vescovo ha mandato un messaggio auguale.

Finora l’aula mariana era stata più chiusa che aperta: inaugurata nel 2000, cinque anni più tardi viene chiusa; riapre nel 2007 ma solo per pochi mesi. Tradotto: è stata in funzione per sei anni e sbarrata per più del doppio...

Monsignor Simone Giusti – che è non solo vescovo ma anche architetto – l’aveva messa nel radar già dalle prime battute del proprio episcopato livornese: inizialmente per dire in modo polemico che andava drasticamente rifatta daccapo, anzi proprio buttata giù; poi lavorando più realisticamente per ottenerne il trasferimento dalla congregazione vallombrosana e assicurarsi i canali di finanziamento dalla Conferenza episcopale per poterla mettere in sicurezza.

È quel che è stato fatto: l'indagine geologica – dicono dal quartier generale della curia – tiene la collina sotto continua attenzione ma mostra che il terreno si è stabilizzato e ora non ci sono pericoli (« i lavori di consolidamento della collina hanno dato il loro effetto»). Ecco che salta fuori il vecchio sogno dei parrocchiani di Montenero: riuscire ad avere un proprio spazio di culto, visto che ogni domenica il santuario è assediato da folle di pellegrini. «La parrocchia di Montenero ha finalmente trovato in questo luogo la sua chiesa parrocchiale», dice il vescovado, confermando la vecchia promessa di monsignor Giusti.

Cambia anche qualcosa: l’accesso non sarà più dal portone sul sagrato del santuario, ora nascosto dall’altare montato all’esterno del santuario. Le infiltrazioni d’acqua sono state “domate” ma resta tabù tutta una parte e la grande doppia scalinata interna è mal accessibile per i tanti fedeli anziani. Dunque, si modifica l’ingresso: sarà in fondo alla stradina che corre alle spalle del Famedio. Ma per dargli dignità di facciata cambierà identikit con un progetto dello studio di Stefano Caturegli in tandem con la consulenza teologico-artistica del vescovo Giusti. Facciata tutta luce con un incastro geometrico di vetri colorati e onice: preceduta da una scala di pietra serena e metallo con l’alzata traforata e retroilluminata per dare l’effetto di un cielo stellato. —

M.Z.

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