Italia
Si è spento Giuliano Ciaponi, era uno degli ultimi partigiani
Livorno, aveva 94 anni, durante la guerra, con la sua famiglia, rischiando la fucilazione aveva nascosto in una stalla per 42 giorni un aviatore Usa precipitato col suo aereo
LIVORNO. Se n’è andato uno degli ultimi partigiani che hanno combattuto per cacciare i nazifascisti: si chiamava Giuliano Ciaponi, 94 anni, le candeline sulla torta da spegnere all’inizio di primavera nello stesso giorno di una figura-simbolo dell’antifascismo come Leone Ginzburg. «Che la terra ti sia lieve, partigiano Giuliano», è il posti dell’Anpi provinciale, l’associazione guidata da Gino Niccolai, con cui si annuncia per Lunedì 7 ottobre alle 15 al cimitero dei Lupi l’appuntamento per dargli l’ultimo abbraccio.
Ciaponi eEra in contatto diretto col Decimo Distaccamento Oberdan Chiesa di Bruno Bernini. Poco più che ragazzo, doveva inventarne di tutte per dare una mano ai disertori della Repubblica di Salò che cercavano il modo per unirsi ai partigiani: passavano dal comando del Castellaccio, alle Grotte dei Banditi. Sono proprio le zone in cui molti anni più tardi i militanti del Centro politico 1921 inizieranno a celebrare il 25 aprile l’anniversario della liberazione come festa popolare: proprio partendo dal trekking sulle orme dei partigiani fino a quel nascondiglio. I giovani del “1921” trovarono il suo nome in un libro sui partigiani, andarono a trovarlo e lui gli raccontò come arrivare in mezzo al bosco fino alle Grotte.
«Lui in quei boschi c’era nato, e chi meglio di lui conosceva la macchia e i sentieri. Il suo lavoro era molto rischioso, perché, pur continuando la vita di tutti i giorni, e con il comando tedesco a due passi, svolgeva questi delicati compiti», raccontano dal Centro Politico 1921. L’episodio-chiave di quegli anni l’aveva rievocato Brunero Domenici sia davanti al taccuino del cronista che in un lungo amarcord sulla Resistenza livornese (ma anche nel racconto dedicato alla figura di Mario Canessa, poliziotto-partigiano). «L’aereo alleato si è infilato in mare davanti a Calignaia, ma la gente ha visto saltar fuori in tempo il pilota statunitense con il paracadute spinto dal maestrale verso i boschi di Nibbiaia. Bisogna trovarlo prima dei tedeschi». Proprio il fatto che Ciaponi conosca ogni angolo della “macchia” gli permette di trovare l’aviatore. La sua famiglia lo nascondono per 42 giorni in mezzo a tre mucche da latte: è ustionato e c’è da inventarsi fra il fieno un “pronto soccorso” per curarlo (con la sorella di Ciaponi, l’infermiere Urbino Guedri e il medico Parenti).
Dopo quasi un mese e mezzo, l’aviatore sta meglio e intanto gli alleati sono alle porte di Rosignano: Ciaponi lo riporta fra i suoi compagni. A guerra finita, gli Usa gli danno vari riconoscimenti: le autorità statunitensi a più riprese gli fanno capire che volevano pagarlo per quel salvataggio. «Ma lui ha sempre rifiutato. Diceva sdegnato: “Non l’ho fatto mica per soldi. Io stavo bene, lui era ferito, moriva, era un dovere salvarlo”». C’è solo un piccolo dettaglio: se i nazisti l’avessero scoperto, l’avrebbero fucilato all’istante, dicono dal Centro Politico 1921 (che fra le interviste pubblicate su Youtube hanno riservato uno spazio particolare a Ciaponi).
«Era un uomo semplice, modesto, non ha mai chiesto riconoscimenti e non si è mai messo in evidenza per ciò che aveva fatto. Non ha mai avuto ruoli politici, di fede comunista, in un’intervista ha dichiarato che lo rimarrà sempre, anche se non si riconosceva più nei partiti di adesso», affermano i ragazzi e le ragazze del “1921” che nel 2015 gli dettero una targa per il 70° della Liberazione. «Era felice che dei giovani si interessassero alla sua storia e portassero avanti la conoscenza e gli insegnamenti partigiani. Una delle sue frasi era sempre: “Ci vogliono i giovani, son contento che vi date da fare, noi vecchi non si può fare piu nulla”. E i ragazzi gli rispondevano che “loro” avevano già fatto tutto contribuendo a liberare l’italia dal nazi-fascismo. Un bellissimo rapporto intergenerazionale».
Ciaponi è l’ultimo di una serie di lutti: agli inizi del mese scorso se n’è andato Alberto Vannini, altro partigiano del Decimo distaccamento Oberdan Chiesa (anche la sua testimonianza è nel video pubblicato dal “1921”). In precedenza ci avevano lasciati anche i partigiani Pierluigi Falca («deceduto nella sua amata Cuba dove si era trasferito per passare gli ultimi anni») e Roberto Perez («sono state pubblicate le sue memorie di partigiano, rimaste inedite per 70 anni, ma lui non ha fatto in tempo a vedere uscire il libretto edito dal Comune di Livorno»). —
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