Gioco
Settanta case ad affitto agevolato verso la gestione col Comune garante
Il presidente Asspi: «A Livorno 50 gli alloggi disponibili a canone concordato, 20 a Rosignano. Il prezzo medio è 350 euro»
LIVORNO. Cinquanta alloggi disponibili a canone concordato a Livorno e venti a Rosignano. È questo il primo risultato del “patto sociale” tra amministrazioni comunali e l’Associazione dei piccoli proprietari immobiliari che sarà stipulato a breve e che si cercherà di estendere ad altri Comuni come Collesalvetti e Cecina per far fronte all’emergenza abitativa. A spiegare la novità è Sirio Grassi, presidente dell’Asspi provinciale: le basi si potranno gettare venerdì 11 ottobre, giorno in cui è stato messo in agenda un incontro con l’assessore al sociale del Comune di Livorno Andrea Raspanti.
«Come Asspi - spiega Grassi - abbiamo una sede a Rosignano ed abbiamo aperto due sportelli gratuiti per illustrare le norme contrattuali, il metodo di calcolo, insomma, tutte operazioni sottese alla definizione di un contratto del genere». Il presidente Grassi va avanti: «Al momento ci stiamo muovendo su Livorno, Rosignano e Piombino. Poi probabilmente anche su Cecina e Collesalvetti con un impegno preciso: un patto sociale tra gli operatori del settore, i proprietari di immobili e gli inquilini mettendo a disposizione uno stock abitativo. Il mercato immobiliare infatti, anche per le locazioni, è rallentato». Il regime è di due tipi: o libero o concordato. Questa seconda forma prevede un calcolo per il canone mensile sulla base di alcuni indici determinando un valore massimo ed uno minimo la cui media fa scaturire la cifra da pagare. Che è inferiore del 20 ed anche fino al 30% rispetto al canone cosiddetto di mercato. E anche il proprietario beneficia di questo sistema in quanto il canone concordato concede la riduzione dell’Imu del 50% ma riduce anche il carico Irpef che invece del 27% va al 10%. Da specificare, tra l’altro, che l’operazione proiettata sui grossi proprietari immobiliari vale anche il 40% in meno.
Per arrivare al canone concordato si deve procedere alla stesura di un disciplinare concordato, appunto, tra le organizzazioni dei proprietari e quelle degli inquilini e dividendo ogni zona comunale per il valore. Per esempio, su Livorno, se si prende la zona di Antignano si va da un minimo di 4 ad un massimo di 6 euro al metro quadrato che moltiplicato per la superficie ci dà l’affitto da corrispondere. Su Shangay o Corea per esempio si va da 2 a 4 euro. Diciamo che un appartamento di media grandezza non dovrebbe superare i 350 euro al mese».
« Il sindaco di Rosignano appare interessato e dovremmo trovarci a breve - prosegue il presidente - su Livorno l’atto convenzionale è già stato fatto e funziona. Ma vorremmo andare ancora più avanti istituendo un patto sociale. Che coinvolga tutte le parti in causa per creare stock di disponibilità abitativa e coinvolgere l’amministrazione comunale nella gestione».
Ma quante case sarebbero da subito disponibili? Su Livorno si parla di 50 già potenzialmente disponibili da subito. «La soluzione c’è - aggiunge Grassi - programmando un intervento massiccio: a questa città servono 1000-1200 appartamenti da ricavare nell’arco di 10 anni. E bisogna trovare nuove forme perché di edilizia pubblica non ce ne sarà più. In Spagna e Francia il 35% della disponibilità sul mercato è di proprietari immobiliari, mentre in Italia si va dal 75 all’80%. Nei paesi di cui ho fatto esempio il rapporto fra Stato e proprietà è di questo tipo: tu metti sul mercato le proprietà, il pubblico garantisce l’uso, il pagamento e la restituzione in tempi certi. Ci sono e ci saranno molte abitazioni libere perché rimaste invendute, altre perché sfitte. Ci abbiamo provato anche con la precedente giunta ma il sindaco Nogarin di fronte ad una nostra offerta non trovò adeguate corrispondenze di interesse pubblico. Diciamo così. Ora ci riproviamo». Il presidente prosegue: «Venti con certezza sono su Rosignano, però con tutte le garanzie del caso, i numeri possono crescere a dismisura in qualsiasi realtà. Io ti do un appartamento, ci accordiamo sul prezzo, lo prende l’amministrazione comunale e si decide la durata. Alla scadenza, il proprietario deve avere disponibili tutti gli strumenti per rientrare in possesso della casa. Nel frattempo, ci deve essere la garanzia di riscossione. Perché qui si va in pratica a trasformare un edificio di edilizia privata in uno di gestione pubblica. Le garanzie quindi sarebbero: certezza del pagamento canone, la durata del contratto e restituzione in identiche condizioni di quando l’immobile è stato consegnato».
Grassi va oltre e puntualizza. «Le associazioni degli inquilini non hanno capito cosa vuol dire patto concordato: non deve servire per dare una risposta esclusivamente ai meno abbienti che non hanno soldi per pagare neppure un affitto di casa popolare, ma deve servire per consentire alla fascia che si può permettere di pagare un affitto di edilizia pubblica di poter accedere ad affitti comunque convenienti. A Livorno va capito perché ci sono meccanismi sconvolti e da ristabilire».« All’edilizia pubblica - conclude Grassi - deve accedere soltanto chi è in disagio abitativo . Chi supera certi parametri deve star fuori dalle case popolari. E voglio ricordare che ci sono 1200 abitazioni occupate da chi non ne avrebbe più diritto. L’edilizia privata può tamponare, invece, situazioni in cui c’è chi ha uno stipendio da 1300 euro o due stipendi da 1000. Lì con la giusta politica, far pagare un affitto a 350/400 euro mensili diventa accessibile».
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