Gioco
Sul letto dove nacque gettati tutti gli averi della famiglia
LIVORNO. Amedeo Modigliani nasce nella casa di via Roma 38, il 12 agosto del 1884. I genitori Flaminio ed Eugenia Garsin, ambedue di origine ebraica, vivono a Livorno da alcuni anni: il padre proviene da Roma, mentre la madre è nata e cresciuta a Marsiglia. Dopo anni fastosi, in quel periodo non se la passano bene per niente: le imprese agricole e minerarie di Flaminio in Sardegna sono infatti in bancarotta. «Si narra che Amedeo sia nato su un tavolo di marmo in cucina - spiega Gilda Vigoni -, possibilità tutt’altro che campata in aria, perché all’epoca era cosa usuale. E dunque ci piace pensare che sia stato immediatamente lavato nel lavello di marmo, che ancora oggi è presente nella casa». Un’altra vicenda rimasta famosa, è la concomitanza della nascita con l’arrivo dell’ufficiale giudiziario per il pignoramento di mobili ed oggetti. I Modigliani vengono avvisati dell’arrivo dell’ufficiale e gettano tutto il possibile sul letto di Eugenia, per quella legge che impone di non toccare gli oggetti posti sul letto di una partoriente. «Mi ha confermato un notaio di Bologna - prosegue la curatrice - che questa regola esiste tutt’oggi. Dove si nasce e dove si muore c’è un perimetro sacro». Qualche tempo dopo la nascita di Dedo, i genitori si separano; Flamino va in Sardegna per occuparsi delle questioni lavorative. Amedeo identifica allora la figura paterna nel nonno Isacco, che lo avvia alla passione per l’arte e per la filosofia. La famiglia, nel frattempo, è mandata avanti dalle donne. «Eugenia qui apre una scuola di francese e la chiama Istituto Garsin- spiega Vigoni - Era è donna molto emancipata alla quale interessavano esclusivamente la cultura e la generosità. E per questo motivo, la provinciale Livorno, la fa un po' soffrire».
Una vita economicamente difficile. «Nei suoi diari racconta che la decisione di fare una vacanza, era possibile solo in base al numero degli iscritti alla scuola. Una continua lotta tra le entrate e le uscite - va avanti - Fa anche la “ghost writer”, si direbbe oggi, per uno scrittore americano che una volta viene a trovarla e al quale prepara un piatto di carciofi alla giudea, ai quali non era abituato e li mangia con un certo imbarazzo». La famiglia resta in questa casa fin quando Amedeo compie dieci anni. E sicuramente quando lui è a Venezia, i suoi familiari si sono già trasferiti in piazza Magenta, al numero 2. Questo è un fatto documentato. La casa a quel punto viene data in affitto e nel 1984 è acquistata dalla famiglia Guastalla. Poi resta chiusa per parecchio tempo fin quando Amaranta servizi la prende in gestione. I primi tempi apre solo su prenotazione. «Dal 2012, invece - chiosa la Vigoni - abbiamo deciso tenerla aperta tutte le mattine; dal primo aprile al 30 novembre. Quest’anno, per ovvie ragioni, faremo un’eccezione, prolungando la fase di apertura per la durata della mostra». Nella casa natale conclude Vigoni, «si ripercorre la vicenda artistica e umana dell’ artista attraverso foto, documenti e lettere. Il percorso si conclude con un omaggio reso da pittori contemporanei che ci hanno donato una serie delle loro opere». —
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