Il Tirreno

Livorno

Grimaldi: «Altro che favoritismi, a Livorno il danneggiato sono io»

dall'inviato Mauro Zucchelli
Grimaldi: «Altro che favoritismi, a Livorno il danneggiato sono io»

Alla convention annuale l’armatore: «Il nostro è il gruppo con più scali: portiamo ricchezza e lavoro dovrebbero darci il benvenuto, la situazione è da repubblica delle banane» 

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MESSINA. «Noi Grimaldi favoriti nel porto di Livorno? Figuriamoci: semmai mi sento danneggiato, ma molto danneggiato. Francamente sono assai sorpreso di tutto quel che è successo: su Livorno la mia compagnia ha bisogno di spazi, siamo pronti a investire e l'abbiamo fatto. Questa situazione di precarietà non mi piace affatto: macché favore, al contrario è invece un ostacolo». Emanuele Grimaldi, numero uno di una dynasty nell'imprenditoria marittima che risale ai Lauro, è napoletanissimo ma tiene a quell'aplomb quasi british che gli danno le sue ascendenze borghesi: basta però evocare Livorno e, nella convention annuale del gruppo a Giardini Naxos, di fronte alla stampa di mezza Europa, i modi compassati si incrinano.

È chiaro che per lui resta una ferita aperta, per quanto la situazione abbia preso una piega paradossale: adesso nelle aree in radice di Darsena Toscana, uno spicchietto che vale 4mila metri quadrati ai piedi del terminale Tdt, l'operatività concreta è tornata a essere quella che viene contestata dalla procura come reato è che, per decisione del gip, ha portato alla (provvisoria) decapitazione dell'Authority e di alcune fra le principali aziende del porto. E lo è per sentenza del Tar.

Detto per inciso, non è l'unico paradosso: il presidente dell'Authority Stefano Corsini è tornato in sella ma perché è scaduta la sospensione (dimezzata) decisa dal Riesame. In realtà, quell'interdizione era stata annullata dalla Cassazione ma i tempi della l "castigo" che l'udienza per la reintegra effettiva perché quella "punizione" cautelare non aveva ragion d'essere. «Si è detto che siamo stati avvantaggiati dal fatto di aver avuto la possibilità di un utilizzo temporaneo. È l'esatto opposto, la precarietà è per me imprenditore la peggiore delle condizioni possibili», dice Grimaldi: «Io le concessioni le vorrei per vent'anni, anzi se potessi la banchina me la comprerei. Oltretutto la concessione temporanea ha un costo maggiore».

Grimaldi ricorda di non essersi occupato direttamente della situazione di Livorno ma tiene a spendere una sottolineatura per Corsini e Provinciali. Lo fa per un attestato di stima («per quanto mi riguarda sono due galantuomini») . Ma, senza citare nomi e cognomi, è chiaro a tutti a cosa si riferisce quando dice che «fare il presidente di Autorità portuale è diventato il mestiere più difficile del mondo»: sul meeting con 700 operatori, a due passi dal porto di Catania, è piombata la notizia della sospensione del presidente dell'istituzione portuale catanese. L'ennesima, secondo una modalità fotocopia: prima a Livorno, poi a Bari, a Napoli, a Ravenna e ora all'ombra dell'Etna. E coglie al balzo la “palla” del reintegro di Corsini per dire: «Allora significa che non aveva fatto niente». E giù una frecciata: «Sono senza parole: ma questo è il nostro Paese».

Resta il fatto che finora Livorno è stata importante nella geografia delle rotte di Grimaldi: «Abbiamo bisogno di spazi in porto a Livorno e siamo così favoriti che ce li siamo andati a comprare tirando fuori 10 milioni di euro. E siccome non bastava ora vogliono espropriarceli». In questo caso il riferimento sembra essere alle aree abbandonate dalla multinazionale chimica Trinseo che ha chiuso lo stabilimento: Grimaldi ha portato l'Authority di fronte al Tar perché Palazzo Rosciano vuole acquisire per sé l'area e, visto l'acquisto da parte di Grimaldi, ha messo in campo l'ipotesi dell'esproprio. «Credo che siamo l'armatore che fa più scali a Livorno: portiamo ricchezza e lavoro, dovrebbero darci il benvenuto: siamo alle barzellette, è una situazione da repubblica delle banane».

Ma questo è il segno che Grimaldi potrebbe scegliere di andarsene? In realtà, nella presentazione di poche ore prima era stato annunciato che la Grande Mirafiori, la nuova nave («qualcosa di più di una car-carrier») di casa Grimaldi, avrebbe scalato Livorno e così anche altre alcune della nuova generazione “verde" della famiglia armatoriale napoletana. «Le sembra l’atteggiamento di chi vuol andarsene?». Poi affila di nuovo la lama: «Sono io che non voglio venire a Livorno, cosa che ho dimostrato nei fatti non vera, o al contrario c’è chi mi ha bloccato le mie navi con migliaia di auto da sbarcare per impedirmi di portarle a Livorno? Una cosa che destò tanto di quel clamore che il caso arrivò perfino in Parlamento. Certo che se poi non ti fanno entrare sei costretto ad andare altrove. Ma non confondiamo le acque».

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