Il Tirreno

Livorno

«Frasi razziste in classe»: il liceo apre un’indagine sulla professoressa

Francesca Suggi
L'ingresso del liceo Cecioni
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L'ingresso del liceo Cecioni

Livorno, la vicepreside del Cecioni: «Appena siamo stati informati dalle famiglie abbiamo avviato un’istruttoria e stiamo ascoltando tutte le parti coinvolte». L'episodio diffuso da una mamma su Facebook: poi ha fatto il giro delle chat   

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LIVORNO. Alcuni studenti non ci stanno. E raccontano ai genitori di quelle frasi razziste che la professoressa avrebbe pronunciato durante l’ora di lezione in una classe seconda (Il Tirreno non pubblica né l’indirizzo scolastico, né il nome dell’insegnante per non rendere riconoscibili gli alunni minorenni che la frequentano). Parlando di migranti.

Ma quelle parole proprio non vanno giù. Né agli alunni né ai loro babbi e mamme che sono andati, l’altro ieri intorno alle 12.30, dalla vicepreside Cecilia Paladini a denunciare formalmente l’accaduto. E a chiedere chiarezza e verifiche da parte della scuola. «Noi non mettiamo assolutamente in dubbio il racconto fatto da nostra figlia che è arrivata a casa sconvolta, le frasi razziste ci sono state: i tempi che corrono non sono belli e a scuola si deve pretendere di fare una corretta informazione, di fare cultura per insegnare, senza distorsioni», sottolineano con fermezza alcuni genitori. E lo hanno fatto venerdì nell’ufficio di presidenza del liceo Cecioni.

E l’istituto, ufficialmente informato di ciò che sarebbe accaduto, certo non si tira indietro e apre subito un’istruttoria. Il dirigente scolastico Andrea Simonetti, appena ha saputo, ha aperto un’indagine interna. «Il liceo fino a che non sono venuti i genitori non era ufficialmente informato dell’accaduto, adesso che lo siamo, abbiamo subito avviato un’istruttoria perché vogliamo andare fino in fondo e capire come realmente stanno le cose», afferma la vicepreside Cecilia Paladini.

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Il Cecioni come scuola da sempre dell’inclusione, degli alunni che studiano per diventare cittadini del mondo, insomma vuole far piena luce sull’accaduto. Buon nome, valori, senso civico e una tradizione da mantenere sempre alta. Tra venerdì e ieri in presidenza sono stati ascoltati gli studenti, i genitori che si sono presentati e ovviamente la docente “sotto accusa”.

La prof, dalla sua, nega tutto. E lo fa anche con una formale lettera dove racconta la sua verità. Lo scopo, comunque, del dirigente Simonetti e dei suoi collaboratori è quello di capire se l’argomento sia stato veramente trattato nei termini riportati anche da un messaggio di sfogo e di racconto scritto da una mamma insegnante che è partito da Facebook e poi ha cominciato a girare, via WhatsApp, a partire dalla giornata di giovedì scorso, nei telefonini di tanta parte del mondo scolastico livornese. Diventando rapidamente di dominio pubblico.

In quel messaggio la madre insegnante, sdegnata, raccontava in modo circostanziato della prof che, in classe, parlando del fenomeno della migrazione e dei migranti li avrebbe accusati di “rubare il lavoro” e di “delinquere più degli altri”.

Nel racconto amareggiato della donna, che sul suo profilo Facebook ha avuto più di cento commenti e altrettante condivisioni, si parla di tre ragazze della classe che si sarebbero alzate in piedi per dissentire, mentre il resto degli studenti le prendeva in giro (con tanto di saluto fascista e battutacce) e la professoressa avrebbe riso.

Se fosse accaduto, in questi termini e se il fatto fosse confermato, sarebbe molto grave. Con tanto di provvedimenti disciplinari a carico della docente. «Abbiamo aperto un’indagine interna, tecnicamente un’istruttoria, proprio per questo: se così fosse sarebbe molto grave, e sarebbe il dirigente a prendere i provvedimenti dovuti. Per adesso andiamoci cauti, è una questione molto delicata e come tale va trattata», continua Paladini. Ed è proprio su questo episodio e sulle sue modalità (tutte da verificare e oggetto di un’indagine) che alcuni genitori pretendono dalla scuola verifiche e chiarezza.

Dall’ascolto degli studenti della classe in questione, come sempre accade, c’è chi appare più sensibile alle tematiche trattate e chi meno. C’è chi conferma e chi dà una versione più edulcorata. L’insegnante sotto accusa, dalla sua, respinge con forza di aver pronunciato quelle parole. «L’istruttoria si chiuderà a breve, non appena il dirigente avrà tutti gli elementi in mano per capire i fatti e decidere il da farsi», chiude Paladini. 

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