Gioco
Il festival del ridicolo ha fatto boom: «Ecco come potrà allargarsi»
Livorno, Vitti e Barsotti fanno un bilnacio della quarta edizione: tutto esaurito sempre, la soluzione non è ampliare il tendone ma le idee
LIVORNO. Tutto esaurito in ciascuno degli appuntamenti sotto il maxi-tendone del “Senso del ridicolo” in piazza del Luogo Pio, a cominciare dal debutto con la lezione dello psicanalista Massimo Recalcati con la folla anche tutt’attorno all’esterno per cercar di capire quel che diceva. Tutto esaurito anche negli eventi nella magnifica biblioteca dei Bottini dell’Olio: gran successo come nuova location secondaria (al posto del tendone bis in piazza dei Domenicani che, per ammissione degli stessi organizzatori, «qualche problema lo creava»).
Tutto esaurito, anzi esauritissimo, al teatro Goldoni per l’incontro con Silvio Orlando. È solo la rassegna dei tre film di Woody Allen che ha lasciato un po’ di posti vuoti. Se n’è accorto chiunque abbia fatto un salto all’interno del recinto del festival dell’umorismo nello scorso weekend, ma adesso la conferma arriva anche dal quartier generale degli organizzatori della parte tecnico-logistica, la Fondazione Livorno Arte e Cultura (presieduta da Luciano Barsotti), costola della Fondazione Livorno (guidata da Riccardo Vitti) che la kermesse culturale l’ha promossa. «I primissimi dati – segnala Barsotti – ci dicono che gli spettatori sono stati grossomodo il 20% in più dell’edizione precedente. Rispetto al debutto nel 2015 li abbiamo raddoppiati».
Le provenienze?
«Siamo ancora a una fase iniziale nell’elaborazione dei dati, ma – puntualizza Vitti – risulta rilevante la quota di biglietti richiesti da fuori Toscana. Anche da lontano: Sicilia, Trentino, Puglia…».
Gente che viene apposta o che coglie l’occasione di una vacanza in Toscana o l’imbarco sul traghetto per fare un salto al festival?
«Difficile dirlo, fatto sta – avverte Vitti – che il festival ha conquistato una visibilità nazionale: aumentato il numero di citazioni sulla stampa nazionale; cresciuta in modo esponenziale l’attenzione via social e nei siti web. Senza contare il lavoro del Tirreno sia a Livorno che su scala regionale in modo capillare e quotidiano».
Ma perché per ogni evento si paga un biglietto di tre euro: pochi sì, ma restano una barriera per chi magari avrebbe solo la curiosità di dare un’occhiata…
«Non credo che tre euro possa essere un ostacolo insormontabile. Hanno invece un effetto positivo: crea ordine agli ingressi».
Tradotto: il tendone non è un bus dal quale si sale e si scende, magari mentre si porta fuori il cane…
«Appunto. Non si va – dice Vitti – a dare un’occhiata ma si decide di assistere a un incontro: è una scelta. Ci vado perché ci voglio andare e lo programmo pure: altrimenti se non prendo il biglietto prima, rischio di restare fuori”.
Ma non si potrebbe raddoppiare il tendone?
«Primo di tutto – afferma Vitti – bisogna fare i conti con la capacità di spesa che abbiamo. Ogni anno la Fondazione Livorno dà alla Fondazione Arte Cultura 400mila euro. Sul fronte culturale abbiamo da mettere nel conto anche i 130-140mila euro annui del contributo al Goldoni e i 30-40mila per il Mascagni».
«E non c’è solo il festival dell’umorismo – interviene Barsotti – ma anche varie altre iniziative, due-tre mostre all’anno in tutto il territorio provinciale: come la mostra su Napoleone all’Elba».
E in futuro?
«C’è l’idea di una mostra dedicata al divisionismo. Ripeto: dobbiamo stare molto attenti al budget».
Dunque, niente spazi in più per il pubblico?
«È realistico semmai puntare a aumentare di un centinaio di posti la capienza del tendone», rimarca Barsotti. «Affronteremo la questione con il Comune, se è possibile utilizzare di più strutture come il Goldoni o comunque pubbliche».
La scelta dei Bottini dell’Olio è stata felice.
«Sì, attorno a piazza del Luogo Pio – dice Vitti – si è creata una specie di comunità del festival: e questo è stato forse il segreto di quell’atmosfera singolare che tutti abbiamo sentito in questi tre giorni. Ma ha fatto bene anche ai nuovi spazi dei Bottini dell’Olio…».
In che senso?
«Li ha fatti conoscere a tanta gente», continua Vitti: «È un gioiello di architettura. Ho sentito una signora dall’inequivocabile accento labronico dire: non sembra nemmeno d’essere a Livorno…».
Il direttore artistico Stefano Bartezzaghi dice che il festival potrebbe crescere anche al di fuori del festival: le varie realtà della città potrebbero dar vita a iniziative autonome che accompagnino il festival.
«Si è appena conclusa la quarta edizione del festival: è nella fisiologia di queste manifestazioni culturali – sottolinea Barsotti – aver bisogno di una fase di consolidamento. Ora possiamo guardare a una nuova fase. Ma con una idea-guida: il festival è bene che faccia il festival. Di tutto il resto se ne occupi la città: l’orchestrina jazz, l’artista di strada, il menù particolare, un reading di poesia e chissà cos’altro. Magari con la regia dell’istituzione pubblica».
Bartezzaghi invita dalle pagine del Tirreno a prendere esempio da Edimburgo: il “Fringe” delle iniziative collaterali è ora più vasto del festival principale.
«Il consolidamento del festival è cosa fatta. Pensiamo – rileva Barsotti – ad allargare il ventaglio, ma ciascuno guardi quel che può fare: non bisogna aspettare che la soluzione venga giù dall’alto. Anche perché noi dobbiamo far quadrare i conti. Ma è anche chiaro che l’accoglienza è fondamentale: o la città fa questo salto…».
Eppure l’anno scorso la domenica la Venezia era il “deserto dei Tartari”…
«Già quest’anno è andata meglio: bisogna tener conto del fatto che stavolta forse è stato meno caldo. Comunque, stavolta – risponde Vitti – parecchi locali sono rimasti aperti, credo che abbiano risentito positivamente del flusso di persone creato dal festival».
Allargare il ventaglio potrebbe essere anche accompagnare il festival con altre iniziative durante l’anno.
«È quel che facciamo con la Settimana dei Beni culturali», dice Vitti: «Nel sabato del festival nella nostra sede abbiamo presentato i video prodotti dagli studenti delle scuole per parlare di umorismo».
Punto e a capo: e adesso?
«Stiamo già mettendo mano alle ipotesi e alle idee per il prossimo festival dell’umorismo», dice Vitti.
E Barsotti: «Intanto c’è un pezzetto di festival che continua: nei giorni del “Senso del ridicolo” in tanti hanno visitato ai Bottini dell’Olio la mostra del grande fotografo George Tatge. E’ bellissima e va avanti fino ai primi di gennaio».
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