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Sale operatorie sprint e protesi in trasferta il piano funziona: attese ridotte del 23%

Giulio Corsi
Sale operatorie sprint e protesi in trasferta il piano funziona: attese ridotte del 23%

A marzo 2800 pazienti aspettavano un intervento, ora la lista è scesa a 2100. Casani: «Blocco operatorio più efficiente»

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Un quarto d’ora recuperato ogni mattina per l’inizio del primo intervento della giornata: dalle 9.20, orario medio di avvio dell’attività chirurgica nel 2018, alle 9.04, orario medio di avvio dell’attività chirurgica nel 2019.

Una riduzione di quasi mezz’ora dei tempi medi passati in sala operatoria dalle varie equipe mediche: dalle 8 ore e 20 minuti del 2018 alle 7 ore e 57 minuti di quest’anno.

I manager lo chiamano efficientamento. Ed è la strada che il direttore generale dell’Asl Maria Letizia Casani ha deciso di seguire nella sua battaglia per ridurre le maxi liste di attesa per un intervento chirurgico che affliggono l’ospedale di Livorno.

«Attraverso uno studio a cui hanno lavorato i nostri ingegneri gestionali insieme ai chirurghi e agli anestesisti abbiamo ridotto i tempi tra un intervento un altro - spiega il direttore generale -. L’obiettivo è usare al meglio le nostre sale».

Al momento del suo insediamento, nel gennaio di quest'anno, la Casani aveva messo in cima alle sue priorità proprio l’abbattimento di quell’infinito elenco telefonico, che vedeva 2796 persone in attesa di essere chiamate per l’operazione, alcune - soprattutto ad Ortopedia - da oltre due anni.

Nove mesi dopo la situazione è ancora critica, ma bisogna dare atto al direttore di aver invertito il trend: oggi i pazienti che aspettano un intervento nel blocco operatorio dell'ospedale sono 2139, il 23% per cento in meno rispetto all'inizio del 2019.

6 nuovi infermieri

«C'è ancora tanto da fare», commenta Casani, annunciando intanto che in questi giorni entreranno in servizio 6 infermieri in più nel blocco operatorio. «È stata una delle mie prime delibere, il personale ha terminato adesso la formazione e sono pronti per la sala», dice.

Proprio sugli infermieri che lavorano nel blocco c’è da risolvere una criticità pesante: la pressione che sentono addosso, complice l’organico ridotto e turni conseguentemente pesanti, che anche di recente li ha portati a scioperare. «Bisogna lavorare molto sul rapporto tra la componente medica e infermieristica - sottolinea Casani -. Il clima conflittuale che c’è da tempo fa sì che tante cose che potrebbero risolversi diventino un problema: ma questo non è un rimprovero, anzi io devo ringraziare tutti i professionisti che lavorano nel blocco perché la produttività è alta. Il nostro obiettivo è risolvere le criticità e migliorare ancora».

ortopedia in trasferta

Basteranno i nuovi infermieri - insieme all’efficientamento delle sale operatorie - per azzerare (o quasi) la lista che ancora asfissia l'ospedale? Certamente no e la Casani lo sa bene. Ma dato che non esiste la bacchetta magica con cui risolvere il problema da un giorno all’altro, la strada scelta dai vertici dell’Asl è stata quella di una serie di azioni da sommare.

La principale è iniziata a luglio con il trasferimento dell'attività chirurgica di Ortopedia in due cliniche private convenzionate: la casa di cura Villa Tirrena di via Montebello e la casa di cura San Camillo di Forte dei Marmi, dove - come il Tirreno aveva scritto ad agosto - ogni settimana l'equipe del primario Antonio Augusti effettua una ventina di interventi programmati che nelle sale operatorie di viale Alfieri non avrebbero potuto essere eseguiti.

Attenzione, non si tratta di una privatizzazione della sanità o di un aumento di fondi dall’ospedale al privato. «È un’operazione voluta dalla Regione - spiega Casani - che prevede una riallocazione delle risorse, riconvertendo un budget importante che era destinato a utenti provenienti da fuori Toscana».

Il risultato, come dicevamo, è scritto nei numeri: basti pensare che a Ortopedia oggi attendono l’operazione 939 pazienti rispetto ai 1252 di marzo. I risultati più importanti però sono attesi in questo secondo semestre del 2019 e nel 2020: «L’anno prossimo si prevede un raddoppio dell’attività», dice il dg.

287 interventi in piÙ

«In questa riduzione una buona parte l'ha giocata anche la pulizia delle liste - spiega Casani -: abbiamo richiamato tutti i pazienti e diversi non avevano più bisogno dell'intervento».

Da inizio anno tuttavia c’è stato un incremento di 287 interventi rispetto allo stesso periodo del 2018. «Abbiamo raggiunto la soglia prevista dal piano nazionale delle liste di attesa del Ministero sull’intervento chirurgico per il tumore del retto e per la tiroide e il miglioramento della percentuale di pazienti operati entro 30 giorni per il tumore al colon, al polmone e la biopsia percutanea del fegato». —



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