Il Tirreno

Livorno

il giudice del lavoro contro l’asl 

10 minuti per mettere la divisa gli infermieri vincono la causa

Accolto il ricorso di un gruppo di infermieri patrocinati dal sindacato Nursind Risarcimenti per gli ultimi  5 anni da 750 a 2500 euro 

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LIVORNO. «Riconosciuto il diritto di vedersi retribuito il tempo per indossare la divisa»: lo stabilisce una sentenza del giudice del lavoro di Livorno, che ha accolto il ricorso di un gruppo di infermieri dipendenti della ex Usl 6, patrocinati dal sindacato Nursind, riconoscendo il risarcimento economico del tempo necessario a indossare il camice.

Il tribunale ha stabilito in 10 minuti giornalieri il tempo per le operazioni di vestizione e svestizione, 10 minuti che devono essere inclusi nell'orario di lavoro.

La causa ha affrontato la più generale questione del cosiddetto “tempo tuta”, cioè se vada retribuito o meno il tempo necessario al cambio dei vestiti negli ambienti dove si deve indossare abbigliamento da lavoro.

«Questa sentenza - spiega in una nota il sindacato degli infermieri -, stabilisce risarcimenti da 750 a 2.500 euro per gli infermieri ricorrenti relativi ai cinque anni precedenti l'inizio della causa e impone all'Asl Toscana Nord Ovest il pagamento delle spese processuali».

Il Nursind sta già predisponendo ulteriori ricorsi per centinaia di infermieri della zona livornese.

«Siamo orgogliosi della vittoria ottenuta al termine di un procedimento lungo cinque anni», ha commentato dopo la sentenza Roberta Sassu, segretario territoriale del Nursind. «Il sindacato - ha aggiunto - insieme ai suoi iscritti ha intrapreso questa causa che ha portato al riconoscimento del diritto di ogni lavoratore di vedersi incluso nell'orario di lavoro il tempo impiegato nella vestizione e svestizione degli indumenti di lavoro, ammettendo che il tempo necessario a tale attività il lavoratore si trova al servizio dell'azienda a disposizione del datore di lavoro».

«Questa attività è necessaria per l'adempimento degli obblighi di legge in tema di igiene e sicurezza e ancor più fondamentale se pensiamo anche alle circostanze che stiamo vivendo in questo periodo in merito alle infezioni ospedaliere che purtroppo affliggono i presidi sanitari», afferma Sassu.

L’Asl però non ci sta. E si prepara ad andare in appello. «La sentenza non ci preoccupa più di tanto - fanno sapere da viale Alfieri -. La vestizione è un diritto riconosciuto già da una sentenza della Cassazione del 2017 e sancito dal contratto. L'azienda l'ha riconosciuto nel regolamento e sta facendo accordi per tutti i territori. Semmai questa sentenza crea una difformità in particolare per i “turnisti” di Livorno e quindi l'Azienda valuterà il da farsi, visto che il suo obiettivo è quello di uniformare i trattamenti per gli operatori su tutto l'ampio territorio aziendale». L’ipotesi, come dicevamo, è di andare in appello, visto che per gli altri territori si sono già firmati accordi sindacali che prevedevano la vestizione.

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