Toscana
«Induzione al suicidio? Decida il giudice»
LIVORNO. «La sofferenza del malato terminale, drammatica sotto il profilo umano e del supporto medico, si muove su percorsi individuali diversi da caso a caso e coinvolge a vario titolo soggetti differenti. Tracciare dunque un minimo comune denominatore appare quanto mai difficile, rischiando soprattutto di generalizzare il problema». È la posizione di Vincenzo Paroli, presidente dell’Ordine dei Medici, sul tema dl fine vita.
«Per questo noi medici non possiamo non considerare le peculiarità di ogni storia e la necessità di procedere nel pieno rispetto della dignità umana, considerando al contempo le motivazioni che sono alla base della sua decisione. Si tratta, però, di tutelare queste volontà attraverso il ruolo di un garante, nel caso specifico il giudice, che possa ascoltarne le motivazioni delle scelte».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google