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Livorno per chi non è di Livorno: 10 cose da fare durante il Festival del ridicolo
Il festival "Il senso del ridicolo" val bene una gita: un ventaglio di buoni consigli per andare a caccia di angoli inconsueti
LIVORNO. Non ha un identikit da cartolina. Ma proprio per questo il festival dell’umorismo potrebbe essere l’occasione per scoprire qualcosa di inconsueto. Vi accorgerete che la città toscana ritenuta simbolo dell’industria potrebbe avere inquadrature da offrire: il riferimento non è puramente casuale né alla passeggiata a mare che Pasolini tanto amava né al Mercato ottocentesco (che è un campionato di voci e colori), la scala e la sala moresca del museo Fattori, il museo ebraico. Al di là di questo fra le cose da vedere ce ne sono almeno 10 poco conosciute. Ce ne sarebbero molte di più: vediamo intanto queste.
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4 Mori ma bianchi. Eccoci nella piazza del festival. Il (nuovo) Museo della Città vi porta a spasso nella storia livornese: dai reperti archeologici alle false teste della burla di Modì passando per gli antichi affreschi staccati dall’eremo della Sambuca, i 4 mori “bianchi” (nel bozzetto sono in gesso) e la bandiera rossa del Pci anni ’20. Poi il tuffo nell’arte contemporanea: la settecentesca chiesa del Luogo Pio è, per contrasto, un bel palcoscenico per le opere di Emilio Isgrò e Gianfranco Baruchello, Emilio Vedova e Pino Pascali. Aperto dalle 10 alle 19, chiuso il lunedì: biglietti 10 euro (6 ridotto) per le due sezioni, 5 solo per una delle due, 12 euro se include anche museo Fattori.
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Beato poco Angelico. Pochi lo sanno e pochi conoscono quel capolavoro: e non è un caso, visto che fino a pochi anni fa era assurdamente rinchiuso nei magazzini. Livorno ospita, in una cappella laterale del duomo, un magnifico “Cristo coronato di spine” del Beato Angelico. Non solo: i toni del rosso sono così lontani dal cliché angelicato di questo frate-artista del Quattrocento.
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Vasari in Venezia. Anche per l’ “Incoronazione della Vergine” del Vasari vale quanto sopra: il maxi-dipinto cinquecentesco lo trovate nella chiesa di Santa Caterina: pianta ottagonale, nel cuore della Venezia, ora parzialmente in restauro (ma il Vasari è visibile).
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Futuristi in chiesa. Il fascino del contrasto fra gli stucchi tardobarocche seicentesche e le geometrie futuriste del Novecento è il segreto anche per la chiesa di San Giovanni Gualberto a Valle Benedetta (la domenica la messa comunitaria è alle 11), micro-borgo sulle colline a dieci minuti d’auto da Livorno. All’interno una antica cappellina costruita su modello del Sacro Sepolcro di Gerusalemme.
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Ex voto in vetrina. Di collina in collina per andare a visitare il santuario di Montenero. La galleria degli ex voto assedia l’edificio principale: ve ne sono di curiosi, come quello delle babbucce di una ragazzina la cui vicenda ispirò “L’italiana in Algeri” di Gioacchino Rossini o la maglia insanguinata del poliziotto salvato dalla medaglietta religiosa deformata dal proiettile. Ma curiosi sono anche i “per grazia ricevuta” più recenti: con articoli di giornale, maglie autografate da Totti, ferri chirurgici…
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Nel sotterraneo. La Fortezza Vecchia è visibile dai 4 Mori, ma l’ingresso è raggiungibile a sinistra del varco portuale Fortezza, quello dei traghetti, non lontano dalla piazza del festival. Ben venga l’idea di perdersi nell’antichissimo fortilizio, ma la suggestione inedita la dà il sotterraneo a destra dell’ingresso ufficiale: arriva fino alla stanza circolare della polveriera.
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È qui la cripta. Rieccoci nel sottosuolo, ma spostandoci a sud di qualche chilometro: sul lungomare, accanto all’Accademia navale, c’è la chiesetta di San Jacopo. La cripta è riaperta da poco tempo grazie all’impegno dei volontari del Gioiello Dimenticato: ossari, reperti antichissimi, la fonte di acqua dolce che attirava marinai e pellegrini. E’ visitabile il lunedì ore 10-11 e il giovedì ore 18-19 (estivo), 16-17 (invernale). La chiesa ospitava due tavole che finché non sono state attribuite a Giotto erano appese con un chiodino ignorate da tutti (ora sono al museo diocesano in via del Seminario).
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Il ponte di marmo. La Venezia è una rete di canali che si offre alle fotogallery da Instagram: inutile dire quanti sono i ponti. Il più curioso è quello di via Borra, a neanche 300 metri da piazza del Luogo Pio. Sulle spallette di marmo si leggono ancora le lapidi in ricordo dei defunti. A meno di 5 minuti a piedi c’è la chiesa dei Greci Uniti (via della Madonna, traversa di via Grande): all’interno una iconostasi secondo lo stile bizantino.
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La Balena nel museo. Via Roma 234, il museo provinciale di Villa Henderson ha una sezione tutta particolare: è la sala del mare. Contiene lo scheletro di una gigantesca balena spiaggiata sulle nostre coste: aleggia dal soffitto, praticamente ci si entra dentro.
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In battello fra le risate. Ci sono vari operatori portano alla scoperta di Livorno a pelo d'acqua organizzando giri in battello nei Fossi. Ad esempio, Itinera ha in agenda due appuntamenti speciali con partenza da scali Finocchietti (dietro il Comune): domani ore 18,30 "Tutti i pinzi della Tracina" (in compagnia degli autori della pagina settimanale del Tirreno dedicata alla satira, adulti 12 euro, 6-12 anni 5 euro); domenica ore 19 "Mi butto nei Fossi!" (tour insieme al comico Michele Crestacci, concluso con cena al ristorante L'Ancora, adulti 25 euro, 6-12 anni 15 euro). Rivolgersi (prenotazione obbligatoria): tel. 0586 894563 o 348 7382094. Da scali Finocchietti l'imbarco anche per Livorno Sailing: info, tel. 340 5617490. Con Livornoinbattello.it si parte invece di fronte al monumento dei 4 Mori: info, tel. 333 1573372. C'è anche chi, come Asd Girasole, organizza tour in mare: secche della Meloria, Cala del Leone: info, tel. 349 198 9035. Sono solo alcuni esempi, il ventaglio delle offerte è assai largo.
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