Il Tirreno

Livorno

Meloni aggredita, il tribunale chiede ai 40 indagati condanne per 200mila euro

Federico Lazzotti
Meloni aggredita, il tribunale chiede ai 40 indagati condanne per 200mila euro

Livorno, nei giorni scorsi sono stati notificati i decreti penali riguardo ai fatti del 13 febbraio 2018. La replica: «Non pagheremo, ci difenderemo al processo»

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LIVORNO. Potrebbe costare carissimo ai 40 indagati l’aggressione del 13 febbraio 2018 ai danni di Giorgia Meloni, durante la visita della leader di Fratelli d’Italia a Livorno, una delle tappe più calde della campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 4 marzo successivo. Nei giorni scorsi, infatti, dal tribunale di via Falcone e Borsellino sono partiti quaranta decreti penali di condanna nei confronti di altrettanti indagati – persone tra i 14 i 70 anni - che quel giorno – secondo gli investigatori – si scagliarono contro la Meloni «con offese e sputi». Ma alcuni di questi devono rispondere anche di minacce, resistenza a pubblico ufficiale e uso di oggetti (in questo caso caschi) tali da rendere difficoltoso il riconoscimento della persona stessa.

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Secondo la Digos, l’iniziativa elettorale si è presto trasformata in un vero e proprio caos, con il lancio anche di una bottiglietta di plastica verso l’esponente di Fdi. Gli investigatori hanno impiegato mesi per identificare i responsabili: prima ventuno persone, poi altrettante due mesi più tardi. Da quel momento in poi gli accertamenti sono proseguiti fino ad arrivare al numero di 40 indagati e alla richiesta del decreto penale di condanna presentata dal pubblico ministero al tribunale.

Nell’atto firmato dal giudice, ognuno degli indagati per evitare il processo ed estinguere il reato, adesso dovrebbe versare una somma di qualche migliaia di euro ciascuno per un totale – spiegano i diretti interessati – «che sfiora i 200 mila euro». Una soluzione che, però, sarà rispedita al mittente, ma avrà come conseguenza per tutti l’obbligo di affrontare il processo. «Faremo opposizione – anticipano fonti vicine al mondo antagonista – perché quel giorno a nostro avviso non c’è stata alcuna violenza. Bensì il vero problema fu quello di aver sottovalutato i rischi. Ecco perché siamo pronti ad affrontare il processo dove avremo la possibilità di difenderci dalle accuse».

Gli indagati per mettere in pratica la linea difensiva che è stata discussa ieri sera in una lunga riunione, avranno – come recita il codice – quindici giorni di tempo per fare opposizione. Poi il fascicolo tornerà nelle mani del giudice che dovrà fissare la prima udienza del dibattimento. Sarà in quella sede che la giornata del 13 febbraio di due anni fa sarà ripercorsa cercando di ricostruire le responsabilità attraverso i video e le foto scattate sia dagli agenti della polizia che dai fotografi di diverse testate, scatti che sono state acquisite nel corso dell’inchiesta.

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