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Oltre la violenza con il lavoro parte un corso per 17 donne

Roberto Riu
Oltre la violenza con il lavoro parte un corso per 17 donne

Il progetto della Provincia si chiama “Fiori di controviole” e punta ad aiutare le vittime a inserirsi nel mondo della ristorazione anche con l’aiuto della Caritas

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Restituire un senso alla propria esistenza, superare il disagio psicologico, crearsi un'opportunità sul piano economico e lavorativo: in pratica rifarsi una vita dopo avere sofferto violenze morali e fisiche. È rivolto alle donne vittime di violenza il progetto “Fiori di controviole” (acronimo di “Formazione, inserimento, occupazionale nella ristorazione per donne insieme contro la violenza) promosso per offrire concrete opportunità di reinserimento lavorativo e sociale: il progetto è stato presentato a Palazzo Granducale da Pietro Caruso (vicepresidente della Provincia), Paola Meneganti (responsabile del servizio affari generali e pari opportunità dell'amministrazione provinciale), Cristina Cerrai (consigliera di parità), Maria Giovanna Lotti (dirigente di Provincia Livorno Sviluppo) e Linda Lombardi (associazione Randi).

«Questo – spiega Caruso – è uno dei tantissimi progetti che da anni la Provincia sta portando avanti proprio per venire incontro alla problematiche femminili, soprattutto verso le donne che hanno subito violenza psicologica e fisica. Ricordo inoltre il progetto di cui la Provincia di Livorno è capofila nazionale contro la tratta delle migranti». La Provincia, come osserva Meneganti, coordina inoltre da tempo una rete di servizi territoriali che comprende, ad esempio, lo Sportello Vis per l'assistenza alle vittime di reato e che fa capo alla consigliera di opportunità, Cerrai. L'avvio del progetto “Fiori di controviole” scaturisce dalla partecipazione della Provincia al bando governativo contro la violenza di genere, che ha ottenuto un finanziamento di 270mila euro, pari all'80 per cento del costo dell'iniziativa: il resto è a carico della Provincia che si avvale della partnership con Provincia Livorno Sviluppo come agenzia formativa e con Randi, che opera nelle strutture antiviolenza, oltre alla collaborazione della consigliera di parità.

Il progetto, che replica quello varato lo scorso anno, si rivolge in particolare a diciassette donne di varia nazionalità, estrazione sociale ed età (si va dai 22 ai 55 anni) che si trovano in una situazione di vulnerabilità, seguendole in un percorso di accompagnamento verso l'occupazione nel settore della ristorazione: l'attività, coordinata dalla Provincia, prevede un corso di 450 ore (già iniziato), a cui si aggiungono altre 200 ore, che si snoda su 18 mesi: la parte teorica del corso si svolge a Palazzo Granducale mentre la fase pratica nei laboratori della Caritas di via Donnini, dove è allestita una grande cucina attrezzata per le collettività.

A chi frequenta il corso teorico-pratico è riconosciuta un'indennità di partecipazione pari a 3 euro all’ora, mentre per tutta la durata del progetto è previsto un sostegno per l'accudimento dei figli. Al termine del percorso formativo, per le partecipanti che intendono orientarsi verso un lavoro dipendente sono in programma dei tirocini incentivati (480 euro al mese) delle durata di cinque mesi in aziende della ristorazione. Per quante vorranno invece aprire un'attività di ristorazione in proprio esiste, come ricorda Lotti, la possibilità sempre nell'ambito del progetto di ottenere il finanziamento per un supporto all'avvio d'impresa. —

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