Gioco
Addio Adriana Liscia una vita spettacolare tra musica, film e ballo
Livorno, si è spenta a 92 anni dopo una lunga malattia Ogni lunedì suonava ancora jazz al ristorante “In Caciaia”
LIVORNO. Quella di Adriana Liscia è stata una vita lunga e spettacolare. Una specie di film scandito da una colonna sonora di quelle che ti restano in testa. Se n’è andata sabato 21 settembre a 92 anni dopo aver lottato contro la malattia e cercando fino all’ultimo, fino a che la salute glielo ha permesso, di fare quello che amava: suonare ancora il piano ogni lunedì sera al ristorante “In Caciaia” dove era un’ospite fissa.
Vedova del dottor Renato Liscia, lascia tre figli Ambra, Giada Garrison e Angelo. «Mamma Adriana – racconta Giada – è stata una donna molto particolare. Nata a Casablanca nel 1927, di educazione francese, arrivata in Italia nel dopoguerra è stata una pioniera delle arti. Ballerina classica, attrice, fine anni Cinquanta ha fatto parte di alcuni film, in uno dei quali era presente anche una giovanissima Sofia Loren».
A Livorno aveva una piccola produzione cinematografica e collaborava con molte persone negli studi della Pisorno, tra loro Amasi Damiani, i fratelli Taviani e molti altri. Anche pianista jazz, attività che l’ha impegnata negli ultimi 25 anni. «Ogni lunedì sera – va avanti la figlia – negli ultimi tre anni, suonava nel ristorante “In Caciaia”, in Banditella, dove era diventata una vera attrazione, con tanto pubblico che veniva ad ascoltare questa “arzilla vecchietta” di 90 anni che somigliava a Bette Davis».
Centinaia i messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia dopo l’annuncio della scomparsa di Adriana che domenica è stata salutata per l’ultima volta al cimitero ebraico di via Don Aldo Mei. «Questo affetto ci fa piacere – conclude la figlia – Siamo tutti cresciuti in mezzo al mondo dello spettacolo e della musica. Di mamma Adriana Paolo Virzì ha scritto giorni fa in un messaggio “una così non c’è nemmeno a New York”. Da parte nostra vogliamo inviare un ringraziamento sentito all’equipe delle cure palliative dell’ospedale di Livorno e al dottor Sirio Malfatti per l’attenzione prestata a nostra madre».
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