Il Tirreno

Livorno

l’inchiesta  

Morto sotto la pressa chiesto il processo per i vertici di Revet

Pietro Barghigiani

L’accusa per tutti è quella di omicidio colposo in concorso Tra gli indagati c’è anche il collega della vittima

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COLLESALVETTI. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo. Ciascuno, nei rispettivi ruoli all’interno della filiera produttiva e gestionale dello stabilimento, per l’accusa avrebbero compiuto negligenze e trascuratezze nel sistema di sicurezza il cui epilogo – la mattina del 23 settembre 2017 – fu la morte di Fabio Cerretani, 54 anni, operaio residente a Montopoli Valdarno.

Una morte bianca. Una decesso sul posto di lavoro in un capannone della Revet Recycling in cui vengono selezionati rifiuti. Uno strazio infinito per i colleghi del capoturno. Uno, in particolare, da quel giorno convive con il senso di colpa di aver azionato materialmente la pressa sotto la quale finì il 54enne senza alcuna possibilità di salvezza.

La Procura di Pisa, pubblico ministero Sisto Restuccia, ha chiesto il rinvio a giudizio di quattro persone. Si tratta di Giuseppe Gaglio, 43 anni, di Collesalvetti; Massimo Rossi, 47 anni, direttore dello stabilimento e responsabile della sicurezza, di Cecina; Emanuele Rappa, legale rappresentante di Revet Recycling in qualità di amministratore delegato, di Montevarchi; l’ingegner Fabrizio Vitale, 51 anni, consulente esterno per la sicurezza, di Livorno. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Stefano Del Corso e Marco Guercio.

Il primo passaggio davanti al giudice per indagini preliminari Giulio Cesare Cipolletta che ha ammesso la costituzione della parte civile, la sorella di Cerretani, assistita dall’avvocato Michela Simoncini che ha chiesto di citare come responsabile civile la Revet.

Il giudice ha rinviato a dicembre l’udienza in cui tratterà la richiesta dell’avvocato e anche la discussione sui rinvii a giudizio.

Originario di Empoli, dove aveva iniziato a lavorare nello stabilimento locale di Revet, Cerretani si era spostato nel comprensorio anche per avvicinarsi a Pontedera dove nel frattempo era stato trasferito dall’azienda.

Viveva in via Malaparte a Montopoli e frequentava il circolo di via Gramsci a San Romano.

Nella catena di responsabilità a monte dell’incidente, il pm Restuccia ha individuato una serie di lacune a vari livelli. Non solo la manovra del collega Gaglio nell’azionare la pressa killer, ma anche i sistemi impostati nell’organizzazione del lavoro.

I colleghi hanno ricordato agli investigatori quanto Cerretani fosse una persona seria e competente, ma soprattutto uno dei più attenti e scrupolosi in fatto di sicurezza.

Qualità che lo avevano portato a ricoprire il ruolo di capoturno. Entrato in Revet 14 anni fa, Cerretani era stato anche rappresentante sindacale Cgil tra il 2011 e il 2014, facendo dell’attenzione alla sicurezza il suo tratto distintivo.

«In certi casi sembra sempre retorica, ma Fabio era davvero una persona meravigliosa – fu il ricordo dei colleghi al Tirreno dopo la tragedia di due anni fa –. Un uomo riservato e gentile, affabile, ma soprattutto capace, serio, competente e molto attento alla sicurezza». Un dettaglio, questo, sottolineato da tutti.

Era lui a raccomandarsi con i colleghi perché usassero sempre le protezioni ed eseguissero certe manovre in modo corretto. Su certe cose era uno che non transigeva. Un paradosso tragico che sia stato proprio lui la vittima in un infortunio sul lavoro che adesso aspetta di chiarire le eventuali responsabilità . —

Pietro Barghigiani

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