Il Tirreno

Livorno

«Abbiamo fatto tutto il possibile e mi aspetto una risposta chiara»

Luca Salvetti

Il sindaco ricostruisce gli accertamenti dell’amministrazione  sulle maleodoranze: dall’allarme ad Arpat al tavolo in Prefettura  

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La replica

Luca Salvetti

Ho letto con grande attenzione l’intervento di Alessandro Guarducci dal titolo “Vogliamo sapere cosa abbiamo respirato” (Tirreno di sabato 21 settembre) e come spesso accade mi trovo d’accordo con lui.

È giusto sapere cosa abbiamo respirato ed è giusto che il primo cittadino esiga risposte e chiarezza.

Proprio per questo mi permetto di riassumere il nostro lavoro nelle ore in cui la città ha dovuto sopportare una situazione inaccettabile.

Appena iniziate le maleodoranze, con l’assessore Giovanna Cepparello abbiamo chiamato Arpat, che era già chiusa. Ci siamo rivolti quindi alla sala operativa di protezione civile regionale, che fa da sala operativa per Arpat. Ci hanno riferito di aver avuto diverse segnalazioni e ci hanno messo in contatto con la dottoressa Carrozzino, che aveva già fatto un sopralluogo nella zona industriale (da tenere di conto perché l’odore si era sentito martedì scorso in tarda mattinata al Calambrone) senza riuscire ad individuare la fonte. Il lato terra sembrava quindi da escludere.

Anche guardando i bollettini dei venti del Lamma, sembrava plausibile che l’odore venisse dal mare. Abbiamo quindi contattato la capitaneria di Porto, che ha informato di aver condotto una prima ricognizione sulle navi in rada, senza esito.

Siamo rimasti in contatto con Capitaneria e Arpat nel corso della serata. Entrambi non hanno trovato niente di significativo.

Nel frattempo i nostri uffici hanno inviato le segnalazioni ricevute, con il luogo e l’ora, perché poi fossero incrociate con i bollettini dei venti. Ho parlato anche con Asa, che ha escluso in modo categorico, dopo sopralluogo, fughe di gas dalla sua rete.

Il giorno successivo, quando la maleodoranza si è ripresentata, abbiamo di nuovo contattato Arpat e Capitaneria. Quest’ultima stava lavorando con la collaborazione dei vigili del fuoco per indagare, e dopo qualche ora ci hanno ragguagliato circa i risultati: nessun evidente riscontro circa la fonte.

La mattina successiva abbiamo parlato con la capo gabinetto della Prefettura, chiedendo di convocare un tavolo tecnico, che si è svolto nel pomeriggio, alla presenza di Arpat, Capitaneria, vigili del fuoco, carabinieri forestali, guardia di finanza e questura.

La riunione è stata molto utile, anche perché li abbiamo proposto che questo tavolo venga istituzionalizzato, per affrontare i futuri casi.

Da notare che le centraline Arpat sul territorio non hanno rilevato picchi di inquinanti, e che risulta comunque difficile individuare l’inquinante se non si va vicini alla fonte, nelle prossime ore avremo comunque dati in più sulla direzione di provenienza.

Ho anche chiesto di verificare se esistono metodi per l’analisi rapida delle maleodoranze, capaci di rilevare base concentrazioni di inquinanti. Se esistono, la nostra città deve dotarsene.

Porteremo comunque il problema anche in sede regionale, visto che Livorno ha una storia di maleodoranze che francamente non può essere sottovalutata e dimenticata.

Per chiudere non posso che essere dispiaciuto dell’accaduto e allo stesso tempo garantire il pieno coinvolgimento su questo fronte così come è già accaduto per altre emergenze come quella del ponte di Calafuria e per il lavoro intenso sul piano di protezione civile e sulla struttura che dovrà vigilare sulla sicurezza dei cittadini. –



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