Il Tirreno

Livorno

Tutti in città sentono il puzzo di gas ma nessuna centralina lo ha rilevato...

Matteo SCardigli
Tutti in città sentono il puzzo di gas ma nessuna centralina lo ha rilevato...

Livorno, mistero sulle maleodoranze che da martedì 17 settembre vengono denunciate dai cittadini in diverse zone

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LIVORNO. Di buono c’è che mercoled, rispetto a martedì 17 settembre, sono arrivate meno segnalazioni, per un periodo di tempo più breve, provenienti da un’area più circoscritta, e infine riguardanti un fenomeno meno intenso. Di male c’è invece che il puzzo di gas è arrivato un’altra volta, che gli strumenti che dovrebbero rilevare non hanno rilevato, e – a questo punto – nessuno sembra in grado di capire cosa abbiamo respirato.

La direttiva in materia di rischio industriale “Seveso III”, sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, prevede in sintesi il rafforzamento del sistema dei controlli in alcuni siti industriali attraverso l’installazione di centraline di controllo dell’aria e dell’acqua. Sul territorio livornese ce ne sono quattro: la Eni-Stagno, la Carducci, la Cappiello e la Lapira.

Le centraline sono tarate per rilevare emissioni di anidride solforosa, benzene, biossido di azoto, idrogeno solforato, e infine monossido di carbonio. Ma tutte e quattro, nei due giorni appena trascorsi, hanno rilevato emissioni ben al di sotto della soglia di percezione olfattiva. Il puzzo lo abbiamo sentito noi, le macchine invece no. E siccome in Italia, quando gioca la Nazionale siamo tutti allenatori, a Livorno quando si sente “ir puzzo” si diventa tutti chimici e meteorologi insieme. Secondo la ricostruzione del Comune la prima nube “viaggiava” da Nord a Sud. Colpa della raffineria Eni? La centralina non ha rilevato nulla, e l’avvisatore marittimo dava vento stabile da Sud-Sud Ovest.

Lunedì era stata segnalata anche una fuga di gas a Quercianella, ma il direttore tecnico di Asa Mirco Brilli spiega: «Il metano tende ad andare verso l’alto, e oltre i 50 metri si disperde». E poi aggiunge: «L’odore che sentiamo ci ricorda i composti organici denominati “mercaptani”, odorizzanti del Gpl o riconducibili al trattamento degli idrocarburi». Delle due una, allora: l’origine è in Porto, oppure in mare. Il rigassificatore? L’impianto tratta gas naturale, che ha un altro odore ancora. Una nave gasiera o metaniera che ha fatto il crude washing, cioè lo svuotamento e il lavaggio dei serbatoi, viaggiando controvento? Spiegherebbe tutto, e in mare c’erano alcuni vascelli corrispondenti al profilo. Ma i satelliti non “vedono” macchie sulla superficie, e la Capitaneria (dopo i controlli in remoto, che hanno dato esito negativo) ha spedito le motovedette sottobordo. Niente; anzi, pare che l’odore – avvicinandosi alle navi – diminuisca, invece di aumentare.

Escluso il mare, rimane il Porto. Eppure l’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, da palazzo Rosciano, ribadisce che «a seguito dei controlli non risultano attività a cui si possono ricondurre le emissioni maleodoranti». E se, invece che da terra, il puzzo provenisse dalla terra? Se fossimo seduti sopra un deposito naturale di idrocarburi, che ha spontaneamente “emesso”? Neanche a parlarne, secondo Arpat. E poi due volte, più o meno alla stessa ora...

La nuova ricostruzione del Comune, ottenuta incrociando ancora cronologia e georeferenziazione delle segnalazioni, colloca la nube sulla costa in allontanamento verso Nord. Il problema si starebbe risolvendo da solo, ma la questione di fondo rimane: cosa abbiamo respirato in questi due giorni? «Ridimensionata l’ipotesi della provenienza dal mare, stiamo valutando altre fonti. Abbiamo fornito ad Arpat tutti i dati e ci aspettiamo risposte nelle prossime ore», racconta l’assessora all’ambiente Giovanna Cepparello, che loda l’operato del tavolo di coordinamento: «Sotto la supervisione della Prefettura, tutti gli enti preposti hanno dimostrato grande sinergia per rintracciare la causa dell’emissione, e mi auguro che la collaborazione possa ripetersi. Troppe volte però, in casi simili a questo, i cittadini non hanno avuto una risposta. Non lasceremo che accada di nuovo».

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