Gioco
Negozianti divisi sul futuro di via Grande. E voi cosa ne pensate?
Domenica 22 settembre l’esperimento di chiusura al traffico: alcuni apriranno per provare, altri invece no «perché non serve a nulla»
LIVORNO. Diversi commercianti di via Grande hanno appreso che domenica 22 settembre la strada sarà pedonalizzata per quattro ore solo leggendo Il Tirreno. E sempre dal giornale hanno saputo che il Piano Urbano della mobilità sostenibile si farà nel giro di un anno - così almeno promette l’amministrazione - sentito nel frattempo il parere dei cittadini. Probabilmente qualcosa non ha funzionato nella comunicazione tra Comune- associazioni di categoria-negozianti. Comunque sia, ora lo sanno. E tra gli esercenti che hanno dato la loro opinione c’è chi è deciso ad aprire il negozio in occasione dell’esperimento, chi invece fa spallucce e farà altro «lontano comunque dai crocieristi: sono quelli che non hanno soldi da spendere ».
Stefano Castellani, contitolare di Bonsanti Sport, è tra quelli che aderirà: «Aprirò per verificare l’esperimento che ritengo fine a se stesso perché senza sviluppi di altre cose essenziali, rende anche poco l’idea di quel che è nelle intenzioni degli amministratori. Un consiglio serio? Si pensi a bus molto più piccoli ed elettrici. Quelli di ora sono sempre vuoti».
Daniela Pardini, titolare dell’omonimo negozio di ottica è un po’ scettica. «Sarò chiusa perché fuori sede, l’avviso è arrivato tardivo, altrimenti l’idea avrebbe solleticato la mia curiosità. Premetto che sono comunque contraria alla chiusura della strada in senso generale perchè è una delle arterie principali per gli spostamenti fra zona porto e stazione ».
Alessandro Spinelli, titolare del negozio di scarpe Sandro Carrà, non sente molto stimolo a tirar su il bandone «anche se alla fine lo farò perché ogni giorno si fatica a riprendere le spese di gestione di una attività». Spinelli aggiunge: «Chiudere via Grande, anche se per prova, non mi piace. Qui ora, non viene più nessuno. Vuoi per mancanza di posti auto, vuoi perché quando trovano parcheggio, le tariffe sono alle stelle. Pensare di chiuderla poi definitivamente, significa far morire il commercio in città».
Al Bar Torricelli, Andrea Bitossi è come tutti i giorni dietro al bancone. «Sono tre domeniche consecutive che resto chiuso la domenica e così farò anche per questa. C’è bisogno di riposarsi un po’. Domenica 29, tornerò alla vecchia usanza e starò aperto come sempre. L’esperimento in se, non vedo che vantaggi porti se non quello di cominciare a spiegare ai cittadini cosa si vuole fare. Serve che ci sia chi fa informazione, dando i primi rudimenti di cosa sia il Pums. E se le cose funzioneranno, lo vedremo al momento opportuno». Gianmario Lo Monaco, titolare del negozio di ottica Via Grande, sorride: «Probabilmente sarò aperto. Ho letto il giornale, ho capito che si tratta di una prova, ma con molti colleghi, abbiamo fatto questa analisi: molti commercianti di via Ricasoli, vogliono chiudere per spostarsi su questa strada che è ancora viva perché ci passano le auto e possono sostare. Se vogliamo far ingrassare ancora i centri commerciali, chiudiamo anche via Grande. Livorno è una città atipica, il livornese vuole arrivare a pochi metri dalla destinazione con la propria auto e questo spiega il successo dei poli della grande distribuzione. In una città del nord, una svolta con la mobilità ripensata potrebbe essere accolta con favore. Qui, non credo».
Valerio La Comba, dell’omonimo negozio aperto nel lontano 1923 dal nonno, dice: «Chiudere non è utile né per i residenti né per i commercianti. I danni dell’ultima amministrazione, che rendono difficile trovare posto anche per uno scooter o una bici, hanno dato la mazzata finale. Aspettiamo la presentazione di questo Pums, speriamo che chi lo studia lo faccia bene e che i cittadini contribuiscano in maniera intelligente. Basta però con la politica del proibizionismo e fino a ora nessuno ha saputo fare granché. Domenica sarò chiuso perché dopo tanti tentativi ho capito che stare aperto non rende».
Andrea Banchieri, titolare della gioielleria sulla seconda parte dei porticati, appare abbastanza favorevole. «Vetrine senza dubbio illuminate per deliziare la vista di chi si fermerà davanti. Ancora invece devo decidere se aprire al pubblico. Iniziativa lodevole, perché capisco forse che l’obiettivo è ben diverso da quello che invece appare a prima vista. La pedonalizzazione è cosa tuttavia complessa e va studiata bene. Si va in direzione di un cambiamento? Per alcuni sarà apprezzabile, per altri rappresenterà un problema. Voglio in ogni caso vedere il lato positivo e approvo. Basta non ripetere più politiche all’insegna del suicidio. Accompagniamo bene le idee ai servizi. E forse, anche le abitudini dei più irriducibili, cambieranno senza troppi traumi».
Mirco Menegazzi, dipendente del Bar Mori è invece affascinato dalla possibilità di cambiare radicalmente: «Il bar sarà aperto. Con un piano fatto bene, si può crescere tutti e migliorare anche la qualità della vita. Sull’esperimento secco di domenica, sono invece perplesso. Non serve a nulla».
Polemico Devid Ciulli del negozio di abbigliamento Glengarry. «Resto chiuso. La pedonalizzazione potrebbe anche andar bene. Ma con un piano intelligente e all’avanguardia. Il problema però è un altro. La via Grande è sporca e molti negozi sono brutti, ma si fa finta di nulla. Ma se i negozi sono brutti, chi può spendere non viene. Però si fa festa quando sbarcano le grandi catene che vendono a 5 e 10 euro. I soldi vanno all’estero, e gli investimenti sul tessuto cittadino non ci saranno mai». Ciulli è arrabbiatissimo. «La nave affonda e l’orchestra fa festa, suonando. No alla merce spazzatura, si alla grande qualità.Si dovrebbe parlare con grandi aziende, grandi marchi, attirarli a riempire i fondi vuoti con i loro prodotti di alta manifattura. Solo così potremo avere un punto a favore per la rinascita».
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