Gioco
Infiltrazioni, travi marce, topi «Noi costretti a chiudere»
livorno. L’inaugurazione nel 2004, le prime infiltrazioni e le prime segnalazioni all’amministrazione comunale, le travi marce, i problemi strutturali che aumentano con il passare del tempo e la chiusura alla fine di novembre dello scorso anno. Un’odissea, quella dell’ex baracchina Alpe, passata da punto di ritrovo per migliaia di livornesi a simbolo del degrado sul viale Italia. «I vigili del fuoco hanno riscontrato problemi di agibilità e di conseguenza l’azienda sanitaria ha evidenziato la questione della sicurezza sul lavoro: così siamo stati costretti a chiudere», racconta il gestore Riccardo Spazzini. «Ma le colpe non sono nostre – dice con l’avvocato Mauro Vivaldi – dipende tutto da come è stato costruito questo chalet nei primi anni 2000: il legno, le fondamenta, problemi che ormai conoscono tutti. E questo vale anche per altre baracchine. Noi chiederemo i danni al Comune sia per la chiusura di novembre, vista l’impossibilità di lavorare, sia per il caso della “pergotenda” esterna, su cui il Tar ci ha dato ragione dopo il sequestro di due anni e mezzo fa».
Oggi l’ex Alpe è praticamente abbandonata: transenne, ombrelloni a pezzi, travi distrutte e mangiate dal tempo, rifiuti. E intorno non mancano le proteste per la scarsa pulizia, con la presenza di topi giorno e notte. «Per l’igiene pubblica siamo costretti a intervenire noi: nelle prossime ore faremo un intervento di derattizzazione», interviene l’assessore Rocco Garufo. Ma quale può essere una soluzione per il futuro dell’Alpe? Spazzini ha un contratto fino al 2021 con prelazione per i nove anni successivi, adesso non può lavorare in quella struttura (per il momento gestisce i ristoranti Precisamente a Calafuria e Il galletto da Mimí e Cocó) e aspetta di «capire cosa farà l’amministrazione sul lungomare». «Posso anche riprendere l’attività – conclude Spazzini – a patto che le nuove baracchine vengano costruite in modo decente».
G.T.
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