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La super mostra di Modigliani, i quadri ai Bottini dell’Olio potrebbero essere 26
Nel giorno della firma del contratto arriva l’annuncio a sorpresa del curatore: «Oltre ai 14 dipinti della collezione Netter potrebbero arrivare altre 12 opere»
LIVORNO. Il sospirone di Luca Salvetti mentre appone la firma sul contratto con Marc Restellini racconta più di mille parole il valore della giornata di ieri per la nostra Livorno. È un giorno storico, perché «la mostra di Modigliani è una cura che la città deve fare rispetto alla sua stessa storia, a un rapporto difficile con quello che è il suo figlio più illustre e dovrebbe essere il più amato. È un modo per dare il bentornato a casa a un pittore infinito», per usare le parole dell'assessore alla cultura Simone Lenzi. «È un bentornato, Dedo».
«Tante mattine mi sono svegliato con la paura che questa mostra potesse saltare, che qualcosa potesse andare storto», confida, prima della firma, il sindaco a Restellini, parlando in inglese nella sala delle cerimonie del municipio, davanti alla proiezione del dipinto La Bambina in azzurro, «un quadro che parla da solo, un’immagine di una timidezza struggente e profonda che abbiamo scelto perché richiama la voglia di tornare a casa, quella voglia che Modigliani in fondo ha sempre nutrito», ha spiegato Lenzi.
E Restellini, che è il curatore della mostra ed è considerato tra i più grandi conoscitori di Modì nel mondo, che ha fondato la Pinacoteca di Parigi varcata da 800mila persone per la sola mostra di Van Gogh, che ha messo in piedi a inizio Duemila la più grande esposizione di Modigliani mai avvenuta nella storia, al Musee de Luxembourg, il palazzo del Senato francese, dove furono presentate 110 opere del nostro Dedo, Restellini, dicevamo, palesa la stessa emozione di Salvetti e gli confida la medesima gioia, ponendogli una mano sulla spalla in una specie di abbraccio tra Livorno e Parigi. «Anch'io - sussurra al sindaco in inglese - aspettavo con ansia questo momento. È molto importante anche per me riportare Modigliani a Livorno».
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Lo storico francese non arriva a mani vuote nella città di Maudit, che in francese suona come Modì ma significa Maledetto. Porta l’annuncio che ai Bottini dell’Olio saranno esposti altri 12 quadri dell’artista livornese, stavolta provenienti dalla collezione di Paul Alexandre, medico, primo grande amico e confidente di Modigliani a Parigi, oltreché sua unica fonte di sostentamento nei primi anni trascorsi nella capitale francese, quando Dedo viveva al Delta, un edificio semidiroccato destinato alla demolizione che Alexandre riuscì ad avere in affitto dal municipio parigino e trasformò in una comune per gli artisti.
«I quadri di Modigliani saranno 14, appartenenti alla collezione di Jonas Netter, ma stiamo cercando di ottenere l'accordo per portare altri 12 opere che fanno parte della collezione Alexander», annuncia Restellini: è una notizia grandiosa, quanto quella della mostra.
Per adesso c’è il condizionale, ma se il curatore ha deciso di annunciarla pubblicamente, spiazzando anche il sindaco, significa che l’accordo è quasi raggiunto. «I quadri della collezione Alexander sono stati esposti a Parigi e New York», spiega Restellini. «Non ci costeranno un euro in più», sorride Salvetti.
Essendo datate tra il 1906 e il 1914 le opere permetteranno al visitatore di avere una fotografia completa dell’evoluzione dell’artista, dai suoi primi anni parigini agli ultimi prima della morte, racchiusi nella collezione Netter.
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E così Livorno potrebbe ospitare una delle più grandi mostre mai organizzate su Modigliani negli ultimi anni, con ben 26 quadri.
Intanto la certezza è che la mostra si farà: dal 7 novembre prossimo fino al 20 febbraio 2020. Le opere esposte saranno 122, per un valore di oltre 540 milioni di euro, appartenenti alla collezione di Jonas Netter (che potrebbero superare il miliardo con quelli della collezione Alexander): 14 dipinti di Modigliani, 20 di Chaim Soutine, grande amico di Modì, le cui tele sono esposte nei principali musei del mondo, e poi Maurice Utrillo, Suzanne Valadon, Moise Kisling, André Derain, Maurice de Vlaminick ed altri tra gli artisti maledetti che frequentavano Montparnasse all’inizio del secolo scorso.
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