Italia
«Il compitino non basta la città ha bisogno di coraggio»
«Quando l’assessore Lenzi ci ha detto che avremmo potuto allestire la più grande mostra su Modì, ho subito detto che dovevamo farla»
LIVORNO. «Eravamo in sala giunta, quando Simone Lenzi ci ha detto che avremmo avuto la possibilità di ospitare la mostra più importante di Modigliani. Ci siamo guardati, io ho detto senza pensarci su due volte: “Va fatta”». Luca Salvetti racconta l’aneddoto che il Tirreno aveva svelato quando annunciammo in anteprima a fine agosto la mostra su Modigliani.
«Poi sono arrivati i dubbi di tutti gli assessori e le loro giuste obiezioni: dopo aver ascoltato con grande attenzione, ho detto che la chiave sarebbe stata il coraggio. E oggi lo ribadisco: col compitino questa città non va da nessuna parte. Certo, il rischio deve essere calcolato, ma con un impegno generale possiamo fare un salto di qualità, è quello che voglio».
«Da quel momento - continua Salvetti - è partito un lavoro capillare da parte di tutti gli assessori, di tutte le componenti della macchina comunale, dalla dirigente alla cultura Baldi, al direttore generale Falleni al segretario comunale Massai. La giunta ha lavorato con grande entusiasmo e senza tregua insieme agli uffici, la cosa è maturata, gli interrogativi si sono sciolti e siamo arrivati a oggi, alla firma sul contratto, con il coinvolgimento fondamentale della Fondazione Goldoni. Devo dire che dopo che la notizia è stata diffusa, c'è stata un reazione da parte di tanti soggetti: la Fondazione Livorno è stata la prima ad affiancarci su questa strada confermando la centralità del lavoro che porta avanti per la nostra città».
E il presidente della Fondazione Riccardo Vitti, presente insieme al presidente della Fondazione Arte e Cultura Luciano Barsotti, ha detto di essere «vicino alle scelte di questa amministrazione. Abbiamo aderito con grande entusiasmo al sostegno dell’evento».
«Modigliani - ha poi continuato il sindaco - avrebbe voluto tornare a Livorno in quel lontano 1920, in cui la vita lo ha lasciato, avrebbe voluto tornare a vivere a Livorno con la sua Jeanne - continua Salvetti -. Lo aveva detto agli amici pittori, a Parigi in molti sapevano. Ma la sorte ha avuto altre mire per lui. Ma a 100 anni dalla morte siamo riusciti, con grande coraggio, a far tornare l'anima di Dedo nella sua città. Anima rappresentata dalle sue opere, le più belle, che per quattro mesi troveranno dimora nelle sale del Museo della Città. Qui creeremo un nuovo allestimento, da usare per successive mostre: sarà come un abito elegante da sfoggiare nelle situazioni più belle».
«Sono certo che Livorno risponderà con grande partecipazione, recuperando l'identità culturale che l'ha contraddistinta nei secoli scorsi. Vogliamo che intorno a questo grande evento ne nascano tanti altri. E per questo abbiamo bisogno di tutti. Quasi tutte le forze politiche hanno compreso l’importanza di ciò che stavamo facendo - ha continuato Salvetti -. E girando in città ho trovato tutte persone molto, felici che a Livorno accadesse qualcosa di così rilevante».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google