Il Tirreno

Livorno

Modella livornese lasciata disidratata in un ospedale indiano

Stefano Taglione
Modella livornese lasciata disidratata in un ospedale indiano

Livorno, la 26enne, ex Miss Livorno, lavora con un’agenzia di moda. La mamma: «Dopo ha dovuto pure pagare mille euro»

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LIVORNO.  È rimasta 48 ore disidratata in un ospedale indiano di Nuova Delhi, il Pratiksha. «Pur avendo sottoscritto per lei la migliore assicurazione sanitaria possibile, con una franchigia di appena cento euro – conferma la madre – lì non la volevano curare. Sono stati imbarazzanti, vergognosi e irrispettosi. La sanità italiana ha tanto da insegnare in certi Paesi».

È riuscita a guarire fra mille difficoltà dalla salmonella una modella livornese di 26 anni, ex Miss Livorno, che preferisce però mantenere l’anonimato. La ragazza si trova in Asia da mesi, dove lavora per un’agenzia di moda. La settimana scorsa, probabilmente bevendo dell’acqua da un filtro non sostituito, si è ammalata. Ed è stata costretta ad andare al pronto soccorso. È lì che sono iniziati i problemi. «Vomitava, aveva la diarrea ed era disidratata – racconta la mamma – e dopo 48 ore di sofferenza le hanno detto che avrebbe dovuto cambiare ospedale. Non la curavano. Così, con il personale messo a disposizione dall’agenzia, è andata da un’altra parte».

Nell’altro ospedale, dove l’hanno sì ristabilita, è arrivato ben presto il momento di saldare il debito. Perché l’assicurazione, per via diretta, non pagava. Avrebbe solo potuto rimborsare il conto in un secondo momento. «Le hanno chiesto mille euro – prosegue la madre – così le ho subito ricaricato la carta. Ma con i limiti della banca, purtroppo non poteva prelevare più di 600 euro alla volta».

La ragazza, in due giorni, ha così avuto la somma a disposizione. Ma nel frattempo – spiega ancora la familiare – «è dovuta rimanere prigioniera nella stanza guardata a vista da una guardia giurata, come se fosse una ladra. Avevano paura che scappasse senza pagare, l’hanno sequestrata. Ma che mondo sono?». Del caso era stata inizialmente interessata pure l’ambasciata italiana, ma per fortuna la situazione si è poi risolta positivamente. «Alla fine, con gli esami – conclude la mamma – abbiamo pagato 1.100 euro. Volevano pure farle pagare la camera dove ha dormito da prigioniera, ma poi hanno desistito».

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