Gioco
Le sei famiglie sfollate dal Picchetto: una stanza ciascuna in attesa di una casa
Livorno: Asia Usb apprezza l’investimento da oltre un milione del Comune. «Bei segnali, ma non è ancora finita»
LIVORNO. In Via Ernesto Rossi, dove un tempo c’era l’immobile della Asl e si facevano visite mediche ci sono famiglie intere, colpite dalla scure dello sfratto e della crisi del lavoro. Arrivano alcuni rappresentanti dei sei nuclei sgombrati dal Palazzo del Picchetto. Diciassette persone, di cui quattro minori under 12. Prima di incontrarli, è Giovanni Ceraolo, leader di Asia Usb, a voler dire qualcosa. «L’investimento da oltre un milione annunciato dal Comune è una bella notizia, ma non dimentichiamo che non tutti ancora potranno trovare sistemazione. A questi, si aggiungeranno presto quelli della Chiccaia.
L’amministrazione dà segnali positivi ma non è ancora finita». Il primo che parla è Rachid Tiabi, marocchino. «Da 14 anni sono in Italia, a Livorno da cinque e prima ero fornaio a Grosseto. Rimasto senza occupazione, mi sono trasferito qui, cercando nel settore. Adesso sono alla “Rinascita“, ma con contratto a chiamata. Ho tre figli, due maschi e una femmina che vanno da dieci a cinque anni, uno ha anche problemi di eplessia». Come non siano in gradutoria per una casa, lo dice la moglie , Samira. «Per l’Isee, restiamo fuori graduatoria per 200 euro, e intanto, ci adattiamo». Bechir Ben Chattouh, quasi 63 anni, tunisino da 30 in Italia, prima di essere a Livorno ha vissuto a Pisa. Disoccupato, è ex fornaio pure lui. Prende la disoccupazione e la consorte è esperta nell’assistenza a persone non più autosufficienti. «Ma in questo periodo non ha nessuno di cui occuparsi.
Nel 2017 ricevemmo lo sfratto, stavo in via del Vigna 54. Nessun aiuto, ci arrangiammo anche in macchina. Poi, al Picchetto, un anno. Una casa popolare non è facile da avere anche se siamo in graduatoria per l’emergenza abitativa con 8 punti. So benissimo che c’è chi ha più bisogno di noi perché ha figli oppure anziani o portatori di handicap. Mi auguro che a breve si riesca a fare un passo avanti». . Bdia Talaaduma, un bimbo di 8 anni, cecinese di nascita, asilo a Rosignano, elementari alle Benci. Lei nel 2008 arrivò in provincia con i genitori con il padre commerciante, poi si è fidanzata e sposata. Prima a Santa Luce, poi Rosignano, ora Livorno. «Ho fatto servizi nelle case, lavato piatti nei ristoranti. Mio marito fa un po’ di tutto. Dagli sgomberi, al giardinaggio. Nel 2016 al Picchetto, ma grazie al l’Erp dovrei essere chiamata a breve».
Chiude Angela Carrillo, colombiana ma ormai cittadina italiana. «Ero al Picchetto, sfrattata da Via Magenta senza sapere dove andare. Faccio la parrucchiera dai cinesi, prendo 800 al mese con contratto rinnovato ogni trimestre. Il mio compagno, marocchino, lavora al ristorante marocchino e prende 25-30 euro al giorno ma non è fisso. Non posso aspirare a una graduatoria perché sono senza residenza».
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