Il Tirreno

Livorno

Superbatterio: all'ospedale di Livorno ci sono altri due contagiati da New Delhi

Giulio Corsi
Superbatterio: all'ospedale di Livorno ci sono altri due contagiati da New Delhi

L’ospedale di Livorno è il secondo più colpito dopo Cisanello, a Cecina il maggior numero di episodi (3) tra i presidi minori

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LIVORNO. Nel mese di agosto in Toscana si sono registrati 9 nuovi casi di pazienti contagiati dal super batterio New Delhi. Di questi 2 sono stati scoperti sul nostro territorio, uno all’ospedale di Livorno e uno all’ospedale di Cecina. Salgono così a 13 i pazienti colpiti dal batterio a Livorno e provincia: 9 nei padiglioni di viale Alfieri, 3 a Cecina e uno a Piombino.

I dati sono riportati dall’Agenzia regionale della sanità, che è stata incaricata di aggiornare settimanalmente il quadro dei casi di isolamento del New Delhi nel sangue dei pazienti.

Il batterio dunque continua a diffondersi. «Fino a pochi mesi fa in Italia la presenza di batteri New Delhi era stata riportata solo sporadicamente. Da novembre 2018 si è osservata una diffusione significativa nell’area nord-occidentale della Toscana», conferma l’Agenzia.

Il conto totale dice che tra novembre 2018 e il 31 agosto 2019 i batteri New Delhi sono stati isolati nel sangue di 75 pazienti, quasi tutta sulla costa. «I casi sono risultati letali nel 40% dei pazienti con sepsi, percentuale paragonabile alla letalità per questa condizione causata da altri batteri resistenti agli antibiotici carbapenemici», spiega l’Ars.

Come dicevamo la diffusione è estesa anche sugli altri presidi ospedalieri della Toscana occidentale: a Pisa nel mesi di agosto si sono registrati 3 nuovi casi (salendo a 31 in totale), mentre a Viareggio sono raddoppiati, da 2 a 4.

È chiaro che più è grande la struttura e più pazienti la frequentano, più la diffusione è possibile. Non a caso gli Spedali Riuniti sono i secondi in tutta la regione ad essere stati colpiti con 9 casi totali, dietro a Cisanello. Tra gli ospedali più piccoli Cecina è quello dove c’è stato il maggior numero di pazienti che hanno sviluppato l’infezione nel sangue.

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Attenzione: c’è da distinguere tra positivi al batterio (vale a dire i portatori) e coloro che hanno sviluppato l’infezione. I portatori del ceppo batterico ad agosto erano arrivati addirittura ad essere 708, mentre come dicevamo i contagiati sono 75.

«Vi sono i soggetti portatori (ovvero soggetti che hanno il germe a livello intestinale al pari di molti altri batteri e che non hanno alcun sintomo), i soggetti che hanno una batteriemia (ovvero la presenza del germe nel sangue) e i soggetti che sviluppano una infezione da Klebsiella multiresistente che sono per fortuna una esigua minoranza», spiega l’Asl.

«L’eventuale positività non è quindi un fattore di rischio per il paziente ma per l'ambiente circostante. I pazienti positivi infatti vengono gestiti con un livello di attenzione più alto (monouso, lavaggio mani, isolamento da contatto, ecc) al fine di evitare che possano diffondere il patogeno. Normalmente con il rientro a casa e la progressiva variazione della flora intestinale, a distanza di qualche mese questi pazienti si negativizzano. Coloro che sono veramente a rischio sono i pazienti immucompromessi che hanno le difese immunitarie abbassate a causa di Hiv, interventi di chirurgia maggiore, chemioterapia, pazienti leucemici, trapiantati».

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