Gioco
Il vescovo Giusti alla messa a due anni dall'alluvione: «Prendiamoci più cura delle nostre colline»
Nella chiesa di Collinaia l’appello durante la messa a rispettare l’ambiente Commozione tra i familiari delle vittime e i soccorritori in una delle aree più colpite
LIVORNO. Pulire le colline, sistemare gli argini dei fiumi, «per evitare che alle prime piogge l'acqua porti giù tutto». Suonano come un appello le parole che il vescovo ripete nella chiesa di Collinaia, durante la messa celebrata a due anni dall’alluvione.
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Una messa toccante, in una chiesa piena, dove Simone Giusti non vuole aprire polemiche: non parla di responsabilità guardando a quella notte, apre semmai un monito in materia di ambiente e sicurezza. Perché se da una parte «il problema non sono i rifiuti lasciati per strada o l'incuria, il problema è la cattiveria nel cuore», dall’altra «c'è voluta una legge regionale per fermare la cementificazione, altrimenti chissà quanto altro avremmo costruito».
«Non siamo mai contenti – ripete davanti ai fedeli – e spesso ci dimentichiamo anche di amare. Eppure cosa ci manca? Nulla, ma è lo stesso benessere ad averci reso ciechi di fronte alle cose più importanti. E così stiamo distruggendo la terra, la nostra casa. Se a una chiesa inizio a togliere le finestre, le porte e il soffitto, è normale che prima o poi cadrà a pezzi. Lo stesso vale per il mondo».
Il riferimento di monsignor Giusti è alle nostre colline: «Chi ha le responsabilità politiche metta in atto interventi di raccolta di arbusti e di pulizia del territorio. Bisogna sistemare le colline e gli argini per evitare che alle prime piogge l'acqua porti giù tutto. È chiaro che deve esserci un lavoro quotidiano e di salvaguardia ambientale e serve qualcuno che lo faccia. Bisogna perciò rendere economicamente sostenibile l'attività dei boscaioli e consentire alle comunità collinari di vivere serene».
Il vescovo ha esordito facendo riferimento alle vittime. E non poteva essere diversamente. «Potevano salvarsi?», ha chiesto Giusti ai presenti: «Sicuramente sì. Non stiamo, infatti, piangendo i nostri cari che sono volati via per colpa di un'oscura fatalità. Stiamo pregando per loro perché queste cose non accadano più e perché le persone siano più responsabili e capiscano che ogni comportamento sbagliato, che parte dalla semplice cartaccia abbandonata in terra, poi si ripercuote contro di noi. Dio ha creato l'universo molto prima di plasmare la vita, e dunque l'uomo. Perciò l'universo può benissimo continuare a esistere anche senza di noi. Di questo dobbiamo prenderne atto e comportarci di conseguenza. Siamo tutti della stessa famiglia, gli storici hanno dimostrato che tutta l'umanità è arrivata dall'Africa. Chi prima e chi dopo, ma tutti siamo arrivati da lì. Dobbiamo salvaguardare questa biodiversità e vivere come coinquilini».
Ad ascoltare l'omelia del vescovo c'erano molti familiari delle vittime dell'alluvione e tutta la comunità di Collinaia. Persone che quel giorno hanno perso tutto e che si sono sapute rialzare, tornando a lottare insieme a tutta la città per una vita normale. Insieme a loro, mescolati tra la folla, erano presenti anche la vicesindaca Monica Mannucci, la sua predecessora Stella Sorgente, il parlamentare Pd Andrea Romano e l'ex assessora Ina Dhimgjini. Schierati con le proprie uniformi anche i volontari della Svs, della Misericordia, dell'Ordine di Malta e della protezione civile. Quei volontari che due anni fa lavorarono giorno e notte insieme ai bimbi motosi perché tutto tornasse alla normalità il più in fretta possibile.
In chiesa i presenti si sono abbracciati e commossi più volte. Un altro segno che la ferita a Collinaia è tutt'altro che rimarginata.
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