Il Tirreno

Livorno

domani i funerali al rosario 

È morto a 81 anni Mario Simoni, bandiera della Dc per una vita ha insegnato diritto al liceo Cecioni

Giulio Corsi

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Mario Simoni non ci vedeva quasi più, ma aveva ancora la passione e l’entusiasmo di quando negli anni Sessanta, giovane studente universitario, era stato eletto presidente della Fuci, la Federazione Universitaria Cattolica, o di quando nel 1970 diventò per la prima volta consigliere comunale sotto le insegne della Democrazia Cristiana. Si faceva accompagnare da Luciana, l’amata moglie, alle riunioni di partito, alle assemblee pubbliche, agli incontri culturali. E interveniva, con la moderazione e l’equilibrio ma anche con la capacità di analisi che l’avevano sempre accompagnato. L’aveva fatto ancora in diversi dibattiti alla festa dell’Unità che si è da poco conclusa alla Rotonda.

Ieri mattina è morto: un infarto l’ha ucciso d’improvviso. Il medico del 118 arrivato nel suo appartamento di via Guerrazzi ha potuto solo constatare il decesso. Aveva 81 anni. Oltre alla moglie lascia tre figli: Giovanni, Giacomo e Tommaso.

Con lui se ne va un pezzo di storia della politica livornese, ma anche della scuola. Simoni infatti ha insegnato per una vita diritto ed economia al liceo Cecioni, dove fu tra gli artefici della sperimentazione. Prima di entrare di ruolo, aveva scritto per il Telegrafo, un’esperienza che amava ricordare.

Per due legislature è stato consigliere comunale, dal 1975 al 1980 è stato il capogruppo della Dc, poi è entrato in consiglio provinciale. Ha avuto anche incarichi amministrativi: prima consigliere dell’istituto autonomo case popolari, poi membro del comitato di indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmi.

«Era entrato in politica nella sinistra Dc - ricorda Giorgio Kutufà, che di Simoni era tra i migliori amici insieme ad Angelo Mancusi -. Il nostro percorso è stato parallelo: Popolari, Margherita, Pd, un’amicizia cinquantennale attraversando tutti i passaggi della vita, sempre fianco a fianco. Non si è mai arreso all'infermità che pure molto soffriva, lui uomo di studi, di letture che si era creato una grande biblioteca. Mario aveva una grande fede ed era sempre stato impegnato nel laicato cattolico. Era stato amico di Emilio Guano e Alberto Ablondi, i vescovi dei suoi anni giovanili».

«Aveva una passione civile straordinaria, ha sempre vissuto la politica con spirito di servizio», lo ricorda il capogruppo del Pd Paolo Fenzi.

Domani alle 16 i funerali al Rosario, la sua parrocchia. —

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