Il Tirreno

Livorno

Il viale dei pini a Stagno non c’è più: solo tre sono sopravvissuti

Flavio Lombardi
Il viale dei pini a Stagno non c’è più: solo tre sono sopravvissuti

Collesalvetti, gli esemplari rimasti sono in terreno privato e la proprietà si è opposta al taglio Gli avvocati del comitato hanno già inoltrato ricorso al Ministero dell’Ambiente  

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COLLESALVETTI. I pini di Stagno sono stati abbattuti tranne tre (quelli che sono per pochi centimetri nella proprietà degli eredi di Emilio Bruzzone, appartenente alla famiglia genovese all’epoca proprietaria di tutti i terreni circostanti (da lì, arrivò il nome di Villaggio Emilio)ed intanto è partito il ricorso al Ministero dell’Ambiente. «Non siamo soddisfatti - dice Andrea Marotta - perché il nostro unico obiettivo era quello di salvare le piante. Non vogliamo far pagare qualcosa a qualcuno anche se quel qualcuno ci ha fatto veramente indispettire, non seguendo le linee di buonsenso che ci hanno portato fino al limite. Del danno, chiediamo tuttavia conto».

Da uno dei maggiori esponenti del comitato del no al taglio, ad un altro: Jasmine Caroti. «Rimarco la non chiarezza di un progetto, perpetrato con prepotenza e senza considerare gli effetti collaterali che riguardano l’ambiente - dichiara - . Si è tolto un polmone verde che mitigava in parte gli effetti nocivi della raffineria Eni. Il paesaggio è deturpato. Quella che il Comune chiama riqualificazione, la chiamerei semmai scempio. Intanto non ancora ancora finito di sfogliare la margherita sulle specie da ripiantumare». Ma a cosa serve il ricorso? «Per determinare un eventuale danno ambientale, per esempio - riprende Caroti - e quei tre pini che il Comune non può abbattere perché in terreno privato, potrebbero essere utili per arrivare finalmente a quella perizia che ci è sempre stata negata. Le piante, salvo pochissime, erano tutte sane».

Abbiamo parlato di ricorso. Già partito e protocollato in Prefettura. Gli avvocati Roberto D’Ambra e Danilo Ferrante del Foro di Livorno, hanno proceduto ai sensi dell'art. 309 del decreto legislativo 152/2006 (codice dell'ambiente). Si fa riferimento all’abbattimento di 55 pini domestici, di cui solo 3 rimasti in piedi data l’opposizione al taglio manifestata dalla proprietà dei terreni su cui si trovano . Si scrive che l’iniziativa sia risultata sin dall’inizio intrapresa senza la necessaria istruttoria e la necessaria relazione di un agronomo rilevando la violazione di legge ed eccesso di potere per difetto di istruttoria per la mancata attivazione de gli obbligatori strumenti di partecipazione e consultazione della popolazione interessata. Ignorando anche la convenzione internazionale di Aarhus del 25 giungo 1998. Non dimenticando l’assenza di procedure di analisi del rischio previste dalla buona tecnica in materia. Si precisa che gli alberi si trovavano lontani dalle aree del parco non costituendo quindi pericolo per i bambini. Fra gli altri punti contestati, il difetto di manutenzione perpetrato negli anni e il danno ambientale alla fauna. Uccelli che avranno adesso difficoltà per la nidificazione, in special modo la tortora dal collare.

La chiusura dell’atto è netta: si chiede la condanna del Comune di Collesalvetti al risarcimento del danno ambientale con riduzione in ripristino, qualora possibile. A corredo, il pool di legali ha allegato la relazione progettuale del Comune, la delibera per incarico ad Università, le relazione dell’Università di Pisa e il parere dell’agronomo di parte, professor Cinelli, docente universitario a Pisa. I pini non ci sono più, ma la parola fine sulla questione è ancora lontana.

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