Il Tirreno

Livorno

la catena del salvataggio 

«I parà ci dettero le pale e mandammo i cadetti»

S.F.
«I parà ci dettero le pale e mandammo i cadetti»

Il ricordo del vicecomandante dell’Accademia Navale La Finanza: «Chiedemmo subito agli elicotteri di alzarsi»

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LIVORNO. Anche le forze armate, quella terribile notte tra il 9 e il 10 settembre di due anni fa, si attivarono repentinamente per fornire supporto alle persone alluvionate. «Noi, pur essendo sulla linea del Rio Maggiore, - ha affermato il vicecomandante dell’Accademia Navale, Massimiliano Giachino - siamo stati appena sfiorati. Entrò parecchia acqua, ma venne naturalmente convogliata verso uno dei nostri vialetti interni: possiamo ritenerci molto fortunati. La forza maggiore la mettemmo a disposizione all'arrivo della prima classe di cadetti, che furono subito inviati a dare supporto, in un ambito assai diverso da quello che ci compete, materialmente ma non concettualmente».

Grandi le difficoltà logistiche, grande la disponibilità e la collaborazione. «Non eravamo organizzati per un intervento di protezione civile sul territorio, e in quel contesto, serviva spalare. Allora ci siamo recati dove la Folgore ci ha fatto trovare decine di pale con le quali siamo riusciti a renderci utili assieme a tutti gli altri».

Sulla stessa lunghezza d’onda il tenente colonnello della guardia di Finanza Mario De Cunzolo. « Quando capimmo la gravità della situazione - ricorda - contattammo il nostro centro aereo a Pisa, per far alzare gli elicotteri. Grazie alle informazioni ricevute dall’alto focalizzammo le zone maggiormente colpite dal disastro». Una catena solidale incredibile. «Mentre cercavamo di raggiungere i punti critici - sottolinea - fummo colpiti da un fatto: l’impegno nelle operazioni di supporto, da parte di tantissima gente comune, che, pur priva dei mezzi idonei per poter operare, stava sul campo per dare una mano».

Emozionante anche il racconto dei rappresentanti livornesi dell'unità cinofila di salvataggio e ricerche (Sics): «Eravamo fuori Livorno e tornare in città fu una impresa. Il nostro presidente ci contattò da Firenze per capire se, e come poter intervenire in soccorso. Lo bloccammo, dicendogli che spostarsi non avrebbe avuto senso visto il caos di quelle ore». La soluzione fu raccogliere cibo e vestiti, che nei giorni successivi arrivarono da parte di tutti i ragazzi della squadra toscana. «Senza dimenticare i nostri amici a quattro zampe: quindi oltre alle cose per i livornesi, giunsero anche sacchi di mangime. Li portammo subito al canile comunale di Collinaia, e lo trovammo devastato».

S.F.

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