Gioco
Ex giocatore di basket si accascia a terra e muore a 23 anni a casa di un amico
Livorno, il cuore di Lorenzo Bambi non ha retto: era già stato salvato dai medici a causa di una malformazione congenita
LIVORNO. «Sto male, chiamate un’ambulanza». Era andato un attimo in bagno dopo aver pranzato a casa di un amico al Castellaccio, in via della Casa dei Corsi. Poi – dopo essersi sorretto per un attimo con le mani sulle ginocchia – è crollato a terra, stroncato a 23 anni da un malore improvviso. Lutto in città per la morte dell’ex cestista della Labronica Lorenzo Bambi. Il ragazzo, un’ex promessa del basket livornese, era già stato operato per due volte al cuore e meno di un anno fa gli era stata impiantata una protesi aortica per far fronte a una malformazione congenita.
L’ultimo intervento risale a fine marzo, quando in piena notte da viale Vittorio Alfieri, su suggerimento del cardiologo Andrea Bianchi, partì con l’elisoccorso alla volta dell’Opa di Massa, dove in un intervento delicatissimo durato quattro ore e mezza i medici e gli infermieri coordinati dal professor Marco Solinas riuscirono a salvarlo. Riportandolo alla vita e ricoverandolo, appena due giorni dopo, fuori pericolo nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale del cuore massese, un punto di riferimento in Toscana, dopo si era recato più volte per essere visitato e valutato dal personale sanitario.
Quella volta, Lorenzo, si sentì male a casa, dopo un allenamento in palestra. Lamentava un forte dolore al petto, proprio in corrispondenza della cicatrice sulla quale i medici erano intervenuti in precedenza. All’Opa riuscirono a salvarlo, tanto che il ventitreenne stava conducendo una vita normale, scandita comunque dai controlli periodici in ospedale. Ma stavolta, purtroppo, non c’è stato neanche il tempo di soccorrerlo. I volontari della Misericordia di Montenero – subito sul posto con l’ambulanza dopo l’allarme alla centrale operativa – con il medico del 118 hanno fatto il tutto per tutto, senza lasciare nulla di intentato, ma quando sono arrivati nell’abitazione lui era già in arresto cardiaco. Praticamente morto.
Disperata la corsa al pronto soccorso, dove nella shock room il personale sanitario ha tentato un ultimo disperato tentativo di far riprendere il battito. Ma purtroppo non c’è stato niente da fare e dopo diverse decine di minuti di speranza, è stato dichiarato in decesso. Il primo a soccorrerlo era stato il padre di Giacomo e Sara Niccolini, gli amici di una vita ai quali Bambi ieri aveva fatto visita. L’uomo era appena tornato dal lavoro, poco dopo le 14 di ieri. Così, quando il ventitreenne è crollato a terra fra lo sconcerto e la disperazione della famiglia Niccolini, lui gli ha praticato il massaggio cardiaco in attesa dei soccorritori. «Era un bellissimo ragazzo, bravo e gentile – lo ricorda la nonna di Giacomo, raggiunta al telefono dal Tirreno – e molto educato. Era molto amico dei miei nipoti e io l’ho conosciuto grazie a loro. So che lo avevano già operato due volte al cuore, è stato tanto sfortunato povero ragazzo. È una giornata tremenda. Non facciamo che piangere da stamattina (da ieri per chi legge ndr)».
Sono stati proprio loro a dare la notizia alla famiglia. Notizia che nel giro di poche ore, in città, si è sparsa praticamente subito. Cogliendo di sorpresa i tanti amici e compagna di squadra che nel tempo lo hanno conosciuto e apprezzato per la sua gentilezza.
Lorenzo era il nipote di Claudio Rogai, storico allenatore del basket labronico scomparso a 72 anni, il 15 giugno del 2017. È proprio dopo la morte di suo nonno che il ventitreenne aveva deciso di appendere le scarpette al chiodo, smettendo di giocare a pallacanestro, come raccontò al Tirreno il babbo del ragazzo, Riccardo Bambi. Non smise, quindi, per i problemi cardiaci. Ma per la scomparsa di una figura alla quale era attaccatissimo. Entrambi condividevano la sana passione per il basket, trasmessa di generazione in generazione. Il nonno viveva della pallacanestro di periferia, quella dei ragazzini che rincorrono un pallone sul linoleum sognando di diventare campioni.
E così era Lorenzo, che stravedeva per il suo eroe, uno dei simboli dello sport livornese. «Ora giocherà lassù con lui», dicono gli amici, in lacrime. In lacrime per la prematura scomparsa di Lorenzo, un ragazzo stupendo quanto sfortunato nella vita.
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