Italia
Morti per cocaina contaminata dalle autopsie possibile svolta
I risultati dei test tossicologici decisivi per capire eventuali collegamenti ma su una delle tre vittime non è stato disposto nessun accertamento
LIVORNO. C’è un buco tra i risultati che sono emersi dagli accertamenti sanitari sulla cocaina contaminata spacciata a Livorno tra la fine di giugno e l’inizio di luglio e le indagini della Procura.
Da un lato le analisi del SerT hanno certificato un collegamento tra i tre decessi e le otto intossicazioni che hanno riguardato complessivamente undici livornesi, la maggior parte dei quali intorno ai 30 anni. Mentre la procura, al momento, sta trattando singolarmente solo due delle tre morti sospette ed è in attesa dei risultati dei test tossicologici disposti dal pubblico ministero dopo il ritrovamento del cadavere.
Non è stato invece effettuato – come confermano i genitori – nessun esame autoptico sulla salma di Alessio Tacchetto, il trentunenne scomparso il 29 giugno. Ecco perché – anche dopo i due articoli del Tirreno pubblicati nei giorni scorsi – saranno determinanti le relazioni dei medici legali per verificare eventuali analogie che possano spingere gli investigatori a fare ulteriori accertamenti.
Approfondimenti che sia i carabinieri che la polizia potrebbero essere delegati a compiere acquisendo le cartelle cliniche di tutte le undici persone ricoverate in ospedale per infezioni emerse dopo aver assunto dosi di cocaina.
Ci sarebbe, infatti, il taglio della droga in pessime condizioni igieniche e con materiali non sterilizzati all’origine dei decessi e delle gravi infezioni. Terreni fertili per batteri come lo streptococco beta emolitico, complice il caldo e l’umidità che ne hanno favorito la proliferazione. L’allungamento delle sostanze potrebbe essere avvenuto col talco o perfino col veleno per topi. —
F.L.
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