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Livorno

L'allarme di Giannone: «Livorno era l’Eldorado dello sport, ora impianti vecchi: così non va»

Andrea Masini
L'allarme di Giannone: «Livorno era l’Eldorado dello sport, ora impianti vecchi: così non va»

Livorno, il delegato provinciale del Coni lancia l’allarme dopo il crollo nella classifica delle città sportive: se non ci muoviamo la situazione può solo peggiorare  

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LIVORNO. Stavolta l’indice di sportività nazionale – elaborato dal Sole 24 Ore e dal gruppo PtsClas – ci sbatte fuori dalla Top 10. Passiamo dalla medaglia di legno del 2018 (fu di bronzo nel 2017…) all’11° posto del 2019 con l’amaro in bocca. Un crollo che preoccupa, e non poco, il delegato provinciale del Coni, Giovanni Giannone: «Purtroppo ci troviamo di fronte a una regressione che necessita di innumerevoli riflessioni; i risultati dell’indice narrano, di fatti, una situazione complicata che assilla le società sportive, sempre più in difficoltà sulla base delle normative vigenti che di anno in anno colpiscono gli impianti e di conseguenza la gestione amministrativa».

Si aspettava di scivolare addirittura oltre le magnifiche 10’?

«Dei sentori c’erano stati, anche se oggettivamente non mi aspettavo di vedere Livorno fuori dalle migliori 10. Qualche medaglia in meno magari era da mettere in conto, ma passare dalle soglie del podio all’11° posto è un bel salto a ritroso che, lo ripeto, ci costringe tutti ad una riflessione ampia e dettagliata».

Secondo lei, a cosa è dovuta questa parabola discendente?

«Senza dubbio il problema dell’impiantistica è serio, a Livorno e in provincia. Il mondo dello sport è in costante evoluzione e i campi, le palestre e i palazzetti devono stare al passo con i tempi e, appunto, con i vari regolamenti. Fino a 10 anni fa, Livorno ospitava sistematicamente i campionati italiani Assoluti di nuoto (il compianto ct azzurro Castagnetti adorava la nostra città, ndr), oggi invece la piscina “Camalich” non è più adatta per motivi di capienza e altri vizi che non permetterebbero la costruzione di un evento che porta sugli spalti, fra atleti, allenatori e spettatori circa 2000 persone. Ma il nuoto è soltanto uno dei tanti esempi».

Si parla di un basket livornese in costante deroga. Quali sono i principali problemi che affliggono gli impianti della città?

«Ce n’è per tutti i gusti: dai noti, ed evidenti, criticità all’esterno dello stadio Armando Picchi, sui quali però l’amministrazione sta intervenendo (curva Sud, ndr), fino al terrazzo del Pala Cosmelli che sporge sul campo, oppure la ridotta distanza che c’è tra le tribune e il parquet della palestra di via Pera, difetto quest’ultimo simile a quello che riduce la capienza del Pala Macchia a circa 800 persone, 200 per uscita di sicurezza, salvo deroghe speciali concesse dai vigili del fuoco. Fortuna che siamo riusciti ad organizzare i campionati mondiali Master di scherma al Modigliani Forum, il quale però ha dovuto rinunciare al match decisivo della nazionale di basket di qualificazione ai Mondiali. Non trascurerei neppure il vetusto campo scuola “Martelli”, da potenziare almeno con una tribuna a norma e con un rettilineo coperto per dare continuità all’investimento importante fatto sulla pista di Cecina attraverso la collaborazione delle varie società di atletica leggera presenti nella nostra provincia».

Paghiamo a caro prezzo gli sport di squadra. Tanto che dopo solo una stagione, la città ha perso la squadra di pallavolo di A2…

«Con l’avvento del Fonteviva, nel volley, eravamo passati dall’83° posizione del 2017 alle 24° del 2018. Quindi vorrei cogliere l’occasione per ringraziare il presidente Vullo, che ahinoi durante l’estate, dinanzi a una Livorno indifferente, ha deciso di spostare il titolo sportivo altrove. La pallacanestro, invece, sta vivendo un’epoca di stallo, e anche il calcio dilettantistico, nonostante alcune belle realtà che in questi giorni festeggiano i rispettivi centenari (Castiglioncello e PLS ndr) sta soffrendo in maniera più che evidente».

Ci sono, tuttavia, anche dei riscontri positivi, come la classe dirigenti e tecnici e gli sport individuali. Soddisfatto?

«In un mare di difficoltà, tuttavia, continuiamo a produrre campioni, specie nelle discipline non di squadra come nuoto e atletica leggera, oltre alla grandissima mole di tecnici e dirigenti che rappresentano il cuore pulsante dello sport labronico. Solo per citarne alcuni servirebbe un’altra intervista… (ride, ndr)».

Quindi Giannone, qual è la medicina per tornare grandi?

«La soluzione si basa su due aspetti fondamentali: l’inclusione e il sociale. Anche l’adeguamento degli impianti è decisivo, oggigiorno le famiglie reclamano strutture sicure e idonee, mentre le società sognano palestre e campi a basso impatto energetico per sostenere i costi e avere così la possibilità di investire su attività collaterali tipo club house, ristoranti ecc».

L’indice di sportività nazionale si rifletterà pure sul report della qualità della vita?

«Probabilmente sì. È indispensabile creare tavoli tecnici, con una cabina di regia, per fronteggiare le varie problematiche con spirito costruttivo. A Livorno, in stretta sintonia con il sindaco, stiamo affrontando, e in certi casi risolvendo, alcune criticità. In altre sedi, come Rosignano e Collesalvetti, abbiamo in calendario questi di confronto».

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