Il Tirreno

Livorno

Sgarbi e la mostra di Modì: «Restellini e Netter due garanzie di autenticità, ma occhio ai Pepi»

Giulio Corsi
Sgarbi e la mostra di Modì: «Restellini e Netter due garanzie di autenticità, ma occhio ai Pepi»

Livorno, il critico in vista dell'esposizione per il centenario dell'artista: «Dopo Genova non è escluso
che qualcuno proverà a parlare di altri falsi»

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LIVORNO. Vittorio Sgarbi, dopo il caos di Palazzo Ducale di Genova - dove due anni fa 21 dipinti furono sottoposti a sequestro da parte della Procura perché ritenuti falsi -, riecco una grande mostra su Modigliani... «Dopo i casini che sono successi era doverosa una celebrazione di Modigliani. Il 2020 tra l’altro sarà l’anno del centenario».

Dove c’è Modigliani c’è polemica. C’è da aspettarsi qualche altro colpo di scena?

«Non escluderei che ci sia un Pepi che denunci qualche falso».

Carlo Pepi si è già espresso positivamente sulla qualità affidabilità della mostra curata da Marc Restellini che arriverà a Livorno.

«Restellini è una garanzia. Lo è stato anche nella polemica di Genova (dove, proprio insieme a Pepi, denunciò la presenza di falsi a palazzo Ducale, ndr) ma è stato anche quello che ha tratto maggior vantaggio dalla vicenda. Se non sarà Pepi, non è escluso che non vi sia una partita di qualcuno che dichiarerà false anche le cose esposte da Restellini...».

Ma lei sa bene che Restellini porterà a Livorno la collezione di Jonas, già esposta con grande consenso e senza polemica a palazzo Reale di Milano, a Roma, a San Pietroburgo.

«E infatti io sono certo che non ci saranno polemiche. D’altra parte anche quelle di Genova sono state pretestuose perché le due perite che sono state chiamate dal tribunale, sono due ignoranti assolute, la loro incapacità è superiore a qualunque falso. Basti pensare che è stata sequestrata un'opera notificata dallo Stato fin dagli anni 20. Una vicenda penosa».

Perché ogni volta che si parla di Modigliani, escono fuori dei falsi, veri o presunti che siano?

«La grandezza di Modigliani si posa anche sui falsi, nel senso che essi ne sono l'aspetto più spettacolare, fanno parte quasi del gioco».

Che ne pensa della collezione Netter?

«Ha una storia importante: lui era un ebreo alsaziano, stava a Parigi, entra in rapporto col gallerista di Modigliani Zborowski, e in questo percorso storico l'autenticità delle opere diventa più dimostrabile. Alla fine degli anni 30 Netter aveva più di 50 quadri sicuri di Modigliani. Il suo nome è una garanzia. Ripeto: mi auguro solo che non ci sia un Pepi anche per Restellini».

Verrà a vedere la mostra?

«Sì, sarà l’occasione anche per voltare pagina nei rapporti tra Modì e la sua città natale: fare questa mostra a Livorno è una grande idea, il successo che ha avuto a Milano e Roma si ripeterà, anche perché la memoria è labile. Trovo azzeccata anche la sede, nel nuovo museo, dove sono conservate le due teste false che fanno parte della storia».

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