Gioco
Riapertura di Ra.Ri., c’è un veto nel piano strutturale: «Nella zona stop a nuovi impianti»
Livorno, presto una riunione del Comitato “Area pulita Livorno nord”. L’ex consigliere Fuoti: i proprietari devono delocalizzare. E Ireos apre al dialogo
LIVORNO. La riapertura della Ra.Ri, l’azienda di inertizzazione dei rifiuti in via dei Fabbri acquisita da Ireos per otto milioni di euro, potrebbe trovare un ostacolo. Almeno a guardare nelle pieghe del nuovo piano strutturale approvato nell’aprile scorso dall’amministrazione pentastellata e soprattutto a rileggere, oggi, le dichiarazioni dell’ex assessore all’urbanistica Alessandro Aurigi.
«Allo stesso tempo – rispondeva al Tirreno parlando delle attività ad alto impatto ambientale – in altre zone non potranno più essere previste aziende incompatibili con le case: un esempio sono Lonzi e Ra.Ri., chi dovrà rinnovare le concessioni, la Regione, dovrà tenere di conto della previsione urbanistica del Comune, se vorrà...». È in teoria quello che dovrà avvenire nei prossimi mesi: la voltura delle autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti che devono passare dall’azienda della famiglia Lonzi alla Ireos.
Dubbi che dopo l’annuncio dei nuovi proprietari di far ripartire l’impianto a gennaio ripete anche Giovanni Fuoti, ex consigliere comunale 5 Stelle e uno degli attivisti del comitato “Area pulita Livorno nord” che da anni si batte per la delocalizzazione dei due impianti. «Dopo aver letto la notizia – spiega – stiamo programmando un incontro per fare il punto della situazione. La nostra posizione rispetto al passato non è cambiata: serve trasferire l’azienda altrove per tutelare la salute dei cittadini. Gli studi effettuati sulla popolazione residente sono chiari e allarmanti visto che ci sono un numero di patologie tumorali e malformazioni molto più alte rispetto alla media. Come comitato – conclude – siamo pronti al dialogo sia con la nuova amministrazione che con la nuova proprietà ma non faremo sconti a nessuno».
Detto che mancano ancora i piani attuativi, dunque gli approfondimenti tecnici del nuovo piano strutturale, i nuovi proprietari sono pronti al dialogo.
«Parleremo volentieri con i comitati e con le autorità che vorranno dei chiarimenti – spiega il consigliere delegato di Ireos Gian Luigi Tealdo – per quello che riguarda la voltura delle autorizzazione vedremo, ma per fare un esempio pratico, si tratta di una nuova immatricolazione come accade per una macchina quando è ferma da tempo, ecco perché ci auguriamo che non ci siano problemi». E dunque che l’eventuale divieto non sia retroattivo per quelle attività già esistenti sul territorio.
Anche perché guardandola dal lato dei nuovi proprietari il danno, in caso di mancata apertura dell’ex Ra.Ri. il danno economico sarebbe enorme: dieci milioni di euro, otto per l’affitto con promessa di acquisizione garantiti con una fideiussione quinquennale e due per rinnovare il sistema di inertizzazione.
Il piano di rilancio lo ha spiegato lo stesso Tealdo al Tirreno nell’edizione di ieri. «Nei prossimi sei mesi riassumeremo tutti i vecchi dipendenti, in totale quattordici. Mentre cambieremo i vertici dell’azienda. In più le nostre parole d’ordine sono innovazione ed economia circolare. Dunque l’idea è quella di produrre prodotto dagli scarti. L’obiettivo? Quello di portare Ireos attraverso questa acquisizione a un fatturato di 50 milioni di euro (oggi è di 30 ndr). Infine – conclude – vorremmo aprirci alla città mettendo a disposizione stage per studenti, organizzare incontri con le scuole sul tema dell’ambiente e del riciclo e dando, infine, un contributo per eventi culturali che preferiamo rispetto, ad esempio, a sponsorizzazioni in ambito sportivo».
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