Il Tirreno

Livorno

Rifiuti, Ra.Ri. venduta per 8 milioni di euro, «Vogliamo riaprire l’impianto a gennaio»

Federico Lazzotti
Rifiuti, Ra.Ri. venduta per 8 milioni di euro, «Vogliamo riaprire l’impianto a gennaio»

Livorno, la società in concordato dopo il sequestro del 2017 è stata acquistata da Ireos: «il nostro piano di rilancio: innovazione e assunzione dei vecchi dipendenti»  

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LIVORNO. Il via libera al contratto di affitto in vista di una definitiva acquisizione è arrivato nei giorni scorsi dal tribunale fallimentare di Livorno: Ra.Ri., l’azienda di via dei Fabbri chiusa da quasi due anni dopo il sequestro dell’impianto per un presunto traffico illecito di rifiuti, passa dalla famiglia Lonzi che aveva chiesto e ottenuto il concordato, alla Ireos. La società con sede a Genova e impianti sparsi in tutto il paese, che si occupa sempre di inertizzazione di rifiuti industriali e bonifiche ed ha 110 dipendenti.

Due le conseguenze di questa operazione: l’azienda riaprirà – molto probabilmente a gennaio 2020 – e i nuovi proprietari riassumeranno i quattordici dipendenti che lavoravano nell’impianto prima della chiusura. Ma non solo. A svelare il piano industriale di Ireos in attesa della voltura delle autorizzazioni da parte della Provincia è Gianluigi Tealdo, consigliere delegato della società, che da febbraio scorso ha seguito tutte le varie fasi dell’acquisizione.

«Prima di tutto – spiega – siamo soddisfatti che il tribunale abbia sbloccato la situazione e accettato la nostra offerta. Si tratta di un investimento importante: otto milioni di euro per completare l’acquisizione attraverso una fideiussione da coprire in cinque anni, più altri due milioni per modernizzare e riavviare l’impianto». Dopo l’ok del giudice è già iniziato l’iter per tornare a lavorare il prima possibile.

«Abbiamo un piano di sei mesi ma speriamo di farcela per l’inizio del prossimo anno». A quel punto all’interno della ex Ra.Ri. torneranno ad arrivare i camion con i rifiuti industriali e, molto probabilmente non mancheranno le polemiche. «Rispetto a prima – cerca di rassicurare Tealdo – molto cambierà. Le nostre parola d’ordine sono innovazione ed economia circolare. Ecco perché abbiamo stanziato due milioni di euro per investimento che permetteranno all’impianto di produrre anche prodotto dagli scarti».

Che cosa uscirà dall’impianto della Ireos, per il momento è ancora top secret, mentre ci sono diverse certezze per quello che riguarda occupazione, manager e obiettivi sia economici che aziendali. «Intanto – va avanti – riassumeremo gli ex dipendenti nei prossimi sei mesi. In tutto sono quattordici persone. Per quello che riguarda i nuovi vertici, invece, arriveranno da fuori e poi ci sarà da vedere se i ruoli dei vecchi dipendenti siano corretti rispetto alle loro mansioni. A quel punto valuteremo se fare o meno nuove assunzioni. L’obiettivo? Quello di portare Ireos attraverso questa acquisizione a un fatturato di 50 milioni di euro (oggi è di 30 ndr). Infine – conclude – vorremmo aprirci alla città mettendo a disposizione stage per studenti, organizzare incontri con le scuole sul tema dell’ambiente e del riciclo e dando, infine, un contributo per eventi culturali che preferiamo rispetto, ad esempio, a sponsorizzazioni in ambito sportivo».

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