Gioco
Quelli che guidavano il Pd fino a un anno fa e adesso dicono no al governo con il M5s
Livorno: ancora non hanno fatto come Carlo Calenda, che ha dato l’addio al Pd perchè contrario all’accordo di governo con i pentastellati, ma poco ci manca...
LIVORNO. Ancora non hanno fatto come Carlo Calenda, che ha dato l’addio al Pd perchè contrario all’accordo di governo con i pentastellati, ma poco ci manca. Lorenzo Bacci, sindaco dem per due mandati a Collesalvetti e segretario territoriale Pd dal dicembre 2014 al settembre 2018, e Federico Bellandi, che ha ricoperto l’incarico di segretario comunale del Pd del marzo 2015 al settembre di un anno fa, si sono scagliati decisamente contro l’intesa che i Dem hanno raggiunto con il M5s per il Conte 2 (che però è ancora tutto da fare...) e lo hanno fatto in maniera plateale, con dei post severi pubblicati sui rispettivi profili facebook.
E siccome non si tratta di due signor nessuno - Bacci e Bellandi hanno ancora un peso specifico importante nel Pd livornese - la cosa non è passata inosservata. Ad andare particolarmente giù duro è stato l’ex sindaco di Collesalvetti, che si è affidato all’hashtag #senzadime per prendere le distanze dalle decisioni del partito a livello nazionale.
Dopo aver criticato duramente Salvini, ma anche Di Maio e soprattutto Conte, all’indomani della crisi innescata dal ministro dell’interno leghista, Bacci si è subito preoccupato quando si è iniziata a far largo l’idea di un possibile accordo Pd-M5s.
«Aalmeno dal mio partito, serietà, un briciolo, un barlume, me l'aspetto. Dove è finito il #senzadime? - scriveva il 17 agosto - È possibile che non appena si è annusata la possibilità di porre fine a questo sciagurato governo, il peggiore della storia repubblicana, ce lo siamo subito dimenticati? Per fare cosa poi? Un governo con chi ci ha offeso, infangato, deriso, fino a un quarto d'ora fa? E che soprattutto sarebbe pronto a tornare a farlo tra meno di dieci minuti? Oltre che con chi è a tutti gli effetti corresponsabile (in misura maggiore della Lega, visti i numeri in Parlamento) di tutti i danni prodotti al nostro Paese?».
Ancora critiche al governo giallo-verde e preoccupazioni per l’atteggiamento del suo Pd nei giorni successivi fino a quando, il 24 agosto, posta un articolo del Sole 24 ore, con tanto di foto, dal titolo «Molotov-Ribbentropp, 80 anni fa la firma su un patto “innaturale”», cioè il trattato tra la Russia sovietica e la Germania nazista dell’agosto 1939. «A proposito di patti scellerati, senza alcuna valutazione delle conseguenze che essi comportano. In sedicesimi, ne è teatro anche la scena politica italiana in queste ore», scrive lapidario Baccio chiudendo con il consueto #senzadi me.
Renziano per convinzione ma anche per interesse (la rottamazione gli era servita per andare contro l’assetto precedente della federazione livornese), Bacci il 26 agosto continua a sperare in un passo indietro di Zingaretti e compagni. «Se nasce, e la cosa è ancora in dubbio - scrive - sarà un mostro a due teste, ognuna delle due parlante un linguaggio estraneo all’altra, e si daranno curiosamente le “spalle”, per dire così. Il mostro del giorno, il governo Pd-Cinque Stelle, godrà di piena legalità costituzionale, ovviamente, ma sarà destinato a morire per minima legittimità politica. Quando le due cose si dividono legalità e legittimità, l’orizzonte si oscura, e il prodotto che ne nasce è destinato a campare poco, morirà di inedia, forse fine dolorosa». Per l’ex segretario, anche se non lo dice apertamente, la strada da intraprendere in questa crisi sono le elzioni: Chissà se una scelta coraggiosa, far svegliare la coscienza dell’Italia contro chi la ha portata nello stato pietoso dove oggi si trova, non sarebbe la scelta giusta».
Ma poi arriva il via libera della segreteria nazionale del Pd. E allora Bacci sbotta: «Evviva! Pare che il nodo sia sciolto da parte del PD: dopo il confronto #DiMaio-#Zingaretti, già si vocifera di un via libera al governo #ConteBis! Questa sì che è una scelta di "responsabilità", questa sì che è una "scelta per il bene dell'Italia"!!!». Ma poi, dopo aver sorriso amaramente sulla piattaforma Rosseou («Ma noi del PD su quale piattaforma votiamo? Ci sarà un pulsante per il SI e uno per il NO al #governodisvolta, immagino...»). Poi arriva il nuovo incarico a Conte e l’ex sindaco di Collesalvetti molla anche gli ultimi freni inibitori. Per me siamo alla morte della politica e degli ideali.
«Un presidente del consiglio - scrive - che per 14 mesi ha firmato con decisione e senza tentennamenti tutte le leggi del governo a cui come PD ci siamo fermamente opposti, con una maggioranza per 2/3 composta dagli stessi parlamentari che hanno votato con convinzione e entusiasmo tutte le leggi a cui come PD ci siamo fermamente opposti... Ma al PD va bene così. È una situazione da far rigirare le budella a chi, come me, ha creduto in determinati progetti e valori».
Gli fa eco, sembre su facebook, l’ex segretario comunale. «Governo Conte Bis, governo Conte due, governo della svolta, un grandissimo boh - scrive Federico Bellandi - Intendiamoci costruire una nuova maggioranza di governo in parlamento non solo era legittimo costituzionalmente, ma aveva anche delle ragioni solide, due fra tutte: evitare che gli italiani subissero le conseguenze dei danni fatto dal governo Conte I (e già questo la dice lunga sulla qualità del personaggio) e sconvolgere i piani di Salvini che sopraffatto dalla sua arroganza pensava che tutti avrebbero assecondato i suoi voleri. Detto questo resto poco convinto dell'operazione che, al netto delle dichiarazioni altisonanti sul bene dell'Italia, sembra nascere come una operazione di palazzo atta ad evitare a tutti i costi le urne piuttosto che da una comunione di intenti tra i due maggiori soci di governo».
Bellandi, che al congresso di un anno fa si era smarcato spostandosi “nell’area Martina”, fa professione di scetticismo: «Ho sempre pensato che fosse giusto cercare di parlare a quella parte di elettori del M5S che si ritenevano tendenzialmente di sinistra, ma al tempo stesso che il movimento fosse nella sua stessa essenza illiberale, oggi con questo governo ridiamo fiato ad una formazione politica morente e regaliamo una statura politica ad un personaggio che non ne ha».
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