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L'ultimo saluto a Manetti: sulla sua bara il gagliardetto del Pci
Livorno: folla al cimitero dei Lupi per il funerale dell’ex assessore. Il ricordo di Roberto Terreni (Spi-Cgil): «Era un comunista vero»
LIVORNO. Folla ieri mattina alle 11 alla camera mortuaria del cimitero dei Lupi per l’ultimo saluto a Massimo Manetti, morto a 73 anni dopo un improvviso peggioramento della malattia che l’aveva colpito nell’aprile dello scorso anno. Sulla sua bara, prima della cramazione, è stato appeso il gagliardetto del Pci, il Partito comunista italiano.. Figlio di Sergio, leader Cgil e consigliere comunale Pci per due legislature a Palazzo Civico lungo l’intero decennio degli anni Cinquanta, Manetti era stato esponente del Partito comunista negli anni Ottanta: prima come consigliere comunale eletto nel 1985 con 745 preferenze in una pattuglia consiliare Pci che schierava figure del calibro, ad esempio, di Bruno Cosimi, Annamaria Biricotti e Mario Paci; poi come assessore nella giunta del sindaco Roberto Benvenuti, prendendo il posto nel 1988 di Rocco Pompeo, che si era dimesso.
Con la scomparsa del Pci in seguito alla svolta della Bolognina, al pari di vari altri dirigenti e militanti della sinistra di quegli anni aveva di fatto lasciato la politica attiva. Anche se, come ricorda chi gli è stato più vicino anche negli ultimi anni, «non aveva smesso di tenersi informato e coltivare la propria passione civile». Era stato per lungo tempo al lavoro all’ufficio legale dell’ospedale, finché una decina di anni fa era andato in pensione e successivamente, come raccontano i familiari, «aveva cominciato a godersi la vita da nonno: la sua gioia erano i nipotini». Lascia le figlie Simona e Alessandra, i nipoti Anita, Pietro e Jacopo, i generi Cassio e Lorenzo.
In molti ieri hanno voluto tributargli l’ultimo saluto. Presente anche una delegazione della Cgil di Livorno, con il segretario regionale Fabrizio Zanotti e Roberto Terreni, dirigente della sezione provinciale del Sindacato pensionati italiani. «Era rimasto un comunista vero, una persona buona. Per tutti noi, e per la città, la sua scomparsa è una grandissima perdita», ricorda Terreni. «Estremamente riservato, poco incline ad apparire e più a fare, come amministratore pubblico e come persona, Massimo Manetti lascia dietro di sé un ricordo di rigore, correttezza, onestà», così ha ricordato – in una nota – il Comune di Livorno l’ex membro della giunta guidata dal sindaco Benvenuti. —
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